Covid-19, ok Fda a terapia plasma. Ma i dubbi non mancano

L'utilizzo della terapia del plasma, che ha visto in prima linea l'Italia, è oggetto di diversi e promettenti studi, ma non ancora sufficienti, secondo gli esperti.

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Via libera, negli Stati Uniti, all’uso del plasma dei convalescenti per curare i malati di Covid-19. A comunicare la concessione dell’autorizzazione d’emergenza da parte della Food and Drug Admnistration (Fda) è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con un annuncio da lui stesso definito “storico”. Una decisione presa nonostante i dubbi degli scienziati per la fretta che l’ha accompagnata e le accuse di strumentalizzazione a fini elettorali.


«E’ una terapia potente che trasmette i forti anticorpi delle persone guarite a quelle malate e ha un incredibile tasso di successo», ha spiegato Trump, lanciando poi un appello alle persone uscite dal tunnel del coronavirus a donare il sangue. Tuttavia, la decisione dell’agenzia statunitense che vigila sulla sicurezza dei farmaci, è stata preceduta e seguita da polemiche.

L’utilizzo della terapia del plasma, che ha visto in prima linea l’Italia, è oggetto di diversi e promettenti studi, ma non ancora sufficienti, secondo gli esperti. Negli Usa, circa 70.000 pazienti avrebbero già ricevuto una trasfusione di plasma iperimmune, perché molto gravi o nell’ambito di sperimentazioni, e la riduzione della mortalità sarebbe del 35%, secondo la Casa Bianca. «Non ho visto ancora i dati. Se così fosse, sarebbe un risultato buono ma non eccezionale», afferma Massimo Galli, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano. Di fatto, aggiunge l’infettivologo, «come metodo va ancora molto standardizzato. Il professor Raffaele Bruno dell’Irccs San Matteo di Pavia, coordina uno studio a cui parteciperò, che sarà utile a capirne di più».
Riserve che corrispondono a quelle dei colleghi internazionali. Solo pochi giorni fa, a chiedere “studi più rigorosi” era stato un articolo pubblicato sul sito della rivista Nature. Ma su quest’arma sembrano puntare anche la Commissione Europea, che ha avviato un progetto internazionale, così come l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), impegnate in uno studio nazionale comparativo. Ed è proprio di sperimentazioni di questo tipo, ampie e randomizzate, che c’è bisogno, si sottolineava su Nature. Il plasma anti Covid, si legge, “è stato testato solo in piccoli studi, che non hanno la forza statistica per fornire conclusioni definitive”. Dubbi sull’approvazione d’emergenza da parte della Fda, come riportato il New York Times, erano arrivati nei giorni scorsi da scienziati di punta come Anthony Fauci e Francis Collins, secondo i quali i dati sono ancora “troppo deboli”. E non mancano le incertezze dal punto di vista pratico, a partire dal fatto che il plasma di diverse persone presenta concentrazione di anticorpi diverse, e testare se siano presenti quelli ‘neutralizzanti’ il virus è costoso. Preoccupa gli esperti, infine, la possibilità che l’accesso alla plasmaterapia, facilitandone la somministrazione al di fuori degli studi, diminuisca la partecipazione ai trial randomizzati, gli unici strumenti che abbiamo per capirne la reale efficacia.

(Fonte Doctor33)

 

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