Covid-19, nel tracciamento dei contatti la rapidità è essenziale

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La velocità della strategia di tracciamento dei contatti è essenziale per rallentare la trasmissione di Covid-19, secondo uno studio di modellistica matematica pubblicato su Lancet Public Health. «Il nostro lavoro dimostra che la tracciabilità dei contatti può essere un intervento efficace per prevenire la diffusione di Sars-CoV-2, ma solo se la percentuale di contatti tracciati è elevata, e il processo è rapido» spiega Mirjam Kretzschmar, della Utrecht University, Paesi Bassi, autrice principale del lavoro.

I ricercatori hanno utilizzato un modello matematico che presuppone che circa il 40% della trasmissione del virus avvenga prima dello sviluppo dei sintomi. In questa ambientazione, in assenza di strategie per mitigare la diffusione della malattia, ogni persona infetta può trasmettere il virus a una media di 2,5 persone. L’introduzione del solo distanziamento fisico, supponendo che i contatti stretti siano ridotti del 40% e i contatti casuali del 70%, può ridurre il numero di riproduzione a 1,2. Nel migliore dei casi, il modello prevede che il tracciamento dei contatti possa ulteriormente ridurre il numero di persone a cui un malato trasmette il virus a 0,8. Ma perchè tutto funzioni al meglio, almeno l’80% delle persone idonee deve essere sottoposto a test, non devono esserci ritardi nell’esecuzione dei test dopo l’insorgenza dei sintomi, e almeno l’80% dei contatti deve essere identificato lo stesso giorno della ricezione dei risultati del test. Il modello presuppone che il tracciamento dei contatti fatto in maniera convenzionale, con l’intervento di un operatore sanitario, richieda almeno tre giorni, e che sia quindi meno efficiente del tracciamento fatto tramite un’applicazione per cellulare, dove anche un ritardo di due giorni nel test permetterebbe un buon risultato, dato che l’invio del messaggio di avvertimento di contatto è istantaneo e automatico. Ma anche qui la velocità è essenziale: l’analisi dei dati mostra infatti che se il test viene ritardato di tre giorni o più, anche un sistema perfetto che avrebbe tracciato il 100% dei contatti senza ritardi non è più in grado di portare il numero R sotto 1. Louise Ivers, della Harvard Medical School, e Daniel Weitzner, del Massachusetts Institute of Technology, in un commento dichiarano che le applicazioni da telefono sembrano essere promettenti, ma che sarà necessaria una migliore valutazione del loro utilizzo nella vita reale.

The Lancet Public Health
https://doi.org/10.1016/S2468-2667(20)30157-2
https://doi.org/10.1016/S2468-2667(20)30160-2

 

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