Mirtilli, mele e tè si associano a un effetto protettivo contro l’Alzheimer

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Gli ultracinquentenni che consumano ridotte quantità di alimenti ricchi di flavonoidi, come mirtilli, mele e tè, hanno probabilità da due a quattro volte maggiori di sviluppare un Alzheimer (Ad) o una demenza correlata (Adrd) nei 20 anni successivi rispetto ai coetanei che ne assumono di più. Ecco, in sintesi quanto riporta uno studio epidemiologico pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition e firmato dai ricercatori del Centro di ricerca sull’invecchiamento umano dell’Usda Jean Mayer alla Tufts University.

L’articolo ha esaminato la relazione a lungo termine tra consumo di alimenti contenenti flavonoidi e rischio di Ad e Adrd in 2.800 persone di età pari o superiore a 50 anni. E dai risultati è emerso che un basso apporto di flavonoli (mele, pere e tè, ma anche capperi, cipolle, cavolo riccio, broccoli, porri, uva) si associa al doppio del rischio di sviluppare Adrd, mentre una scarsa assunzione di antocianine (mirtilli, fragole e vino rosso) correla con un rischio quadruplo di sviluppare Adrd.

«I risultati sono sovrapponibili per l’Ad» esordisce il coautore Paul Jacques, epidemiologo nutrizionale presso l’Usda Hnrca. E continua: «Lo studio fornisce un quadro di come con il passare del tempo la dieta può essere correlata al declino cognitivo di una persona, dato che siamo stati in grado di esaminare l’assunzione di flavonoidi tra i partecipanti per almeno un ventennio prima delle diagnosi di demenza».

Il tè, in particolare il tè verde, e i frutti di bosco sono buone fonti di flavonoidi, precisano gli autori, aggiungendo a trarre il massimo beneficio dal consumo di flavonoidi sono le persone che normalmente ne assumono pochi, e che non ci vuole molto per migliorare la carenza. «Basterebbero una tazza di tè al giorno o una porzione di frutti di bosco due o tre volte alla settimana» afferma il ricercatore, sottolineando che 50 anni, l’età approssimativa in cui i dati dei partecipanti sono stati analizzati per la prima volta, non è troppo tardi per apportare cambiamenti dietetici positivi. «Il rischio di demenza inizia davvero ad aumentare oltre i 70 anni e il messaggio da portare a casa è che, quando ti avvicini ai 50 o poco più, dovresti iniziare a pensare a una dieta più sana se non l’hai già fatto» conclude Jacques.

Am J Clin Nutrition 2020. Doi: 10.1093/ajcn/nqaa079
https://doi.org/10.1093/ajcn/nqaa079

 

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