“Bonding neonatale, il contatto che dura tutta una vita”

Stabilire un rapporto fisico con il bambino sin dalla nascita produce degli enormi benefici sia di salute che relazionali

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Sin dalla nascita stabilire un rapporto fisico con il bambino produce degli enormi benefici sia di salute che relazionali. «Essere mamma significa costruire una relazione con il proprio bambino e il modo migliore per farlo, soprattutto nei primi mesi di vita, è attraverso un gesto tanto semplice quanto fondamentale: il contatto fisico».

Il contatto fisico è talmente importante che oggi, a differenza di qualche anno fa, il bambino appena nasce viene adagiato sulla pancia della mamma dimostrando che entrambi ne traggono un enorme giovamento».

Il parto è un’esperienza che comporta un grande stress sia per il bambino che per la mamma, che è gravata anche da un carico emotivo legato alle preoccupazioni della lunga attesa. Per Nei nuovi protocolli dei parti naturali, ma anche di alcuni cesarei, il bambino appena nato viene semplicemente asciugato, avvolto in un telo caldo e, prima ancora della visita pediatrica, adagiato sulla madre. Questa pratica, conosciuta con il nome “skin to skin” (pelle e pelle), dura circa due ore e permette di ripristinare il contatto tra mamma e figlio.

I benefici registrati sono molti sia fisici che relazionali. La presenza del bambino, infatti, comporta nella donna il rilascio dell’ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’amore”, con una conseguente sensazione di pace e appagamento che accentua la serenità di poter stringere finalmente al petto il proprio bambino». Ovviamente giova del contatto ripristinato anche il neonato che, attraverso il tatto e l’olfatto, per la prima volta fa la conoscenza della propria mamma. Sono molti i benefici che il piccolo trae semplicemente stando adagiato sul corpo della madre: dalla possibilità di mantenere bassa la glicemia, al controllo di temperatura e frequenza cardiaca .

Il processo di attaccamento tra il neonato e l’ adulto ha sortito un importante interesse fin dagli anni ’50, anni in cui lo psichiatra e psicoanalista britannico John Bowlby cominciò a parlare di processo di attaccamento tra il neonato e l’adulto, mettendo in evidenza come la nascita fosse un momento decisamente critico per lo sviluppo della personalità. Il concetto di attaccamento può essere definito come un modello di comportamento innato che si caratterizza per il bisogno di sicurezza nei confronti di figure protettive. E’ un sistema comportamentale interno all’individuo, che organizza i sentimenti del bambino verso l’altra persona e il cui obiettivo principale è quello di ricercare la vicinanza e il contatto con una determinata persona definita “figura di attaccamento”. Bowlby definisce il comportamento di attaccamento come ”ogni forma di comportamento che appare in una persona che riesce ad ottenere o a mantenere la vicinanza a qualche altro individuo differenziato e preferito”.

Il comportamento d’attaccamento è innescato dalla separazione o dalla minaccia di separazione dalla figura d’attaccamento. Viene eliminato o mitigato per mezzo della vicinanza che può variare dal semplice essere in vista, alla vicinanza fisica accompagnata da parole di conforto, all’essere tenuti stretti e coccolati.

La relazione di attaccamento è dunque un legame significativo e di lunga durata, di natura affettiva ed emotiva con un particolare individuo, solitamente la Madre. L’oggetto di attaccamento è generalmente qualcuno che ricambia i sentimenti del bambino, creando con questi un legame che può essere estremamente potente e carico emotivamente.

Questa relazione umana ha due funzioni fondamentali: una psicologica che ha lo scopo di fornire sicurezza e una biologica con l’ intento di fornire protezione. Infatti l’attaccamento può essere considerato come l’evoluzione, nella specie umana, di un istinto insito nelle madri a difendere il piccolo dai predatori. Ne consegue che i piccoli sono geneticamente predisposti per ricercare la prossimità con la madre e per segnalarle difficoltà e chiederle aiuto; le madri a loro volta sono “programmate” per rispondere a tali segnali.

Nelle prime fasi di vita di un bambino è, quindi, inevitabile che si instauri un rapporto di dipendenza con la mamma. Anche in questi mesi, però, il papà può ritagliarsi dei momenti di “contatto” importanti con il bambino, anzi è estremamente importante. Tali momenti possono essere definiti e scanditi dalla cosiddetta “pratica del contenimento paterno”. Soprattutto quando le mamme sono stanche, è di fondamentale importanza che i papà possano stringere il bambino tra le braccia, tenerlo stretto e perché no, poggiandolo sul proprio ventre proprio come fanno le mamme. Il piccolo, oltre a cominciare ad instaurare un rapporto fisico con il padre, ne trarrà un grande giovamento perché con questa leggera pressione delle braccia attorno a sé, si sentirà al sicuro come lo era all’interno dell’utero materno».

Il “Bonding” (dall’ inglese “to bound”, “legare”) si concretizza appunto in questo legame innato ed istintivo che porta il neonato ad un bisogno immediato di contatto con la sua mamma ed il suo papà, ha inizio da prima della nascita e più precisamente, quando la mamma ed il papà iniziano ad accarezzare il pancione parlando e cantando al bambino. In questi casi, infatti, il bambino inizia a riconoscere le voci della famiglia ed è proprio in questi primi mesi che ha origine il primo legame ancestrale in grado di unire emotivamente il bambino ai suoi cari per il resto della sua vita.

Dopo la nascita il bonding si rafforzerà notevolmente: il contatto pelle a pelle, le prime poppate, quei profumi unici ed indimenticabili che avvolgono il neonato e la mamma garantiranno il manifestarsi del vero e proprio processo di attaccamento. Questi fattori permetteranno l’instaurarsi di un meraviglioso processo di conoscenza e legame mamma-bambino che raggiungerà l’apice quando il piccolo appena venuto al mondo verrà adagiato sul corpo della mamma.

Il suo familiare profumo garantirà al neonato quel dolce senso di appartenenza e unione che gli permetterà di acquisire la sicurezza necessaria per raggiungere da solo il seno della mamma e cominciare a poppare (il cosiddetto breast-crawl). Concludendo possiamo sicuramente affermare che “Non vi è alcuna esperienza che possa tener testa alla forza del primo contatto tra i genitori ed il loro bambino. Essere parte di questa esperienza come madre e come padre, significa partecipare ad uno dei rari miracoli della vita. Il flusso di amore che si viene a formare tra madre, padre e bambino è un’emozione palpabile: il legame che si viene a formare in questi primi giorni e settimane fondamentali diverrà una fonte di amore e di attenzioni sia per il bambino che per i genitori durante tutta la loro esistenza.”

 

Dott.ssa Ilenia Gregorio
Psicologa Sociale iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Campania N. 9622, Psicopedagogista Clinica, Mediatore Familiare Sistemico, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale (Polo Clinico Centro Studi Kairos sede di Napoli dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma). Ha conseguito la Laurea cum Laude a ciclo unico in Scienze Psicopedagogiche presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli discutendo la Tesi in Psicologia Dinamica sui Meccanismi di difesa e le dinamiche psichiche del paziente oncologico. Ha conseguito, inoltre, una seconda Laurea Magistrale in Psicologia Sociale, dei Servizi e delle Organizzazioni approfondendo la Psicologia dei Processi Cognitivi nelle malattie croniche e neurodegenerative con una Tesi sui Disturbi Cognitivi, Affettivi e Comportamentali nella malattia di Parkinson presso l’Università di Roma. Impegnata da anni nel campo della ricerca e del sostegno psicologico e psicopedagogico in oncologia e nelle malattie neurodegenerative inizia nel 2006, la collaborazione in qualità di ricercatrice e supporto alla ricerca con l’INT Fondazione Pascale di Napoli nel Dipartimento di Ginecologia Oncologica e di Psiconcologia che la vede impegnata ancora oggi in Progetti di Ricerca, psico-educazione, sostegno psicologico alle famiglie con patologia oncologica, e psicoterapia occupandosi sia di pazienti pediatrici che di pazienti adulti. Esperta in Infant Observation e Play Therapy, Docente e Formatore ha collaborato con la Lega Italiana Lotta ai Tumori (sezione di Napoli), con la Regione Campania e con enti pubblici e privati in Progetti di educazione Socio-Sanitaria, Counseling psicologico e corsi di formazione regionali. Relatrice in diversi Convegni e Seminari riguardanti tematiche Psicologiche e Pedagogiche è specializzata, inoltre, nel sostegno di famiglie multiproblematiche e devianti avendo lavorato con nuclei familiari a rischio e con forte disagio socio- economico e culturale della II e III Municipalità di Napoli. E’stata ospite in diverse trasmissioni televisive e radiofoniche trattando tematiche psicologiche, pedagogiche e di salute e benessere. Ha lavorato in Progetti nel campo delle disabilità ed ha coadiuvato programmi di Psicologia della Nutrizione ed Educazione Alimentare nelle scuole e in centri privati. Pubblicista e autrice e di Articoli per diverse testate mediche on line è stata impegnata nella S.C. di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Tumori di Napoli in attività connesse all’ Emergenza SARS CoV-2. Attualmente lavora come Psiconcologa presso la U.O.C. di Radioterapia dell’INT di Napoli “Fondazione G. Pascale” con pazienti pediatrici e pazienti adulti in trattamento radioterapico.

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