L’ipocondria, il paziente immaginario e un piccolo vademecum per gli operatori (I parte)

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Che cos’è l’ipocondria

Etimologicamente il termine ipocondria deriva dal greco ὑποχόνδρια: υπό (sotto) e χονδρίον (cartilagine del diaframma costale). Ai tempi di Ippocrate la parola era usata in senso anatomico ad indicare porzioni dell’addome, gli ipocondri, posti sotto le costole, nelle aree laterali del diaframma, dove hanno sede alcuni organi: milza, fegato, cistifellea, visceri.

Oggi l’ipocondria indica sia un’eccessiva, spropositata e persistente preoccupazione per la propria salute, basata su una marcata attenzione ai sintomi fisici e su un’erronea loro interpretazione, con marcato senso di pericolosità, sia una persistente preoccupazione, paura, e convinzione di avere una grave malattia, anche in assenza di sintomi percepiti, nonostante le rassicurazioni e gli accertamenti di appropriate valutazioni mediche.

Il DSM-V si riferisce all’ipocondria, la cui parola rispetto al DSM-IV sparisce, distinguendo due diversi specifici disturbi:

  1. il disturbo da sintomi somatici che include un intenso livello d’ansia a cui si associa la percezione di alcuni sintomi somatici
  2. il disturbo da ansia di malattia caratterizzato solo da ansia per la propria salute, senza percezione di sintomi

In entrambi i disturbi la preoccupazione per la malattia non è spiegata da altro disturbo mentale ed è presente da almeno 6 mesi, la specifica patologia temuta può cambiare nel corso di questo intervallo di tempo; il paziente assume sistematicamente condotte di evitamento disadattive o di rassicurazione correlate alla salute, autonome (ricerca di informazioni su internet, autoesami..) ed eteronome (pareri continui chiesti ai familiari, ai medici, esami specialistici, ecc.), nonostante abbia intatte capacità cognitive per comprendere le informazioni e nonostante possa esprimere una consapevole autocritica alla propria incapacità di rassicurarsi; il paziente, manifesta una compromissione della qualità di vita dovuta al dispendio sia di tempo impiegato nella ricerca di rassicurazioni, sia di risorse ed energie per le preoccupazioni attivate.

Infine la preoccupazione per la salute diventa per il soggetto un argomento centrale di conversazione, un modo di gestire lo stress, un elemento nucleare dell’immagine di sé.

Sintomi.La sintomatologia ipocondriaca può investire numerosi apparati, organi specifici o singole malattie, funzioni corporee, lievi alterazioni fisiche, o sensazioni fisiche ambigue. Tra i sintomi riferiti: cefalee, vertigini, sbandamenti, disturbi visivi, formicolii, o sensazioni bizzarre, come parti del corpo rimpicciolite, ingrandite, gonfiate. Fra le tante paure relative alle malattie, l’ipocondriaco annovera il tumore, l’infarto e le malattie degenerative.

Epidemiologia. La prevalenza del disturbo da sintomi somatici è poco nota, approssimandosi nella popolazione generale intorno al 5-7%. Le femmine tendono a riferire più sintomi somatici rispetto ai maschi. Nelle popolazioni mediche ambulatoriali, i tassi di prevalenza 6 mesi / 1 anno variano fra 3 e 8%. La prevalenza del disturbo è simile in maschi e femmine. Lo stato socio-economico, la razza o il livello scolastico dei pazienti non ne modificano l’incidenza. Il disturbo esordisce generalmente nell’adolescenza e tende a cronicizzarsi nel tempo, con variazioni nel grado d’intensità.

Comorbidità. Due terzi dei pazienti ipocondriaci manifestano anche altri disturbi psichiatrici: Disturbo Depressivo Maggiore nel 40% dei casi, Attacchi di panico nel 15%, il Disturbo Ossessivo Compulsivo nel 10% dei casi, e, in misura minore, altri Disturbi d’’ansia.

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Dott.ssa Liuva Capezzani
Psicologa Psicoterapeuta Psico-Oncologa. Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale, Psicoterapia Sensomotoria Liv. II, esperta practitioner in EMDR. Docente presso S.I.P.S.I. Scuola Internazionale di Psicoterapia con Setting Istituzionale in Roma. Responsabile e libera professionista presso I.PSI.trauma.MED, Istituto di Psicoterapia Psicotraumatologia e Medicine Integrate di P.S.E. (FM) e libera professionista presso Studio di Psichiatria e Psicoterapia Meluzzi a Roma. E’ membro operativo dello I.O.M. Onlus Fermo, Istituto Oncologico Marchigiano Onlus di Fermo. E’ membro del comitato scientifico dell’associazione I.W.W. Italian Women in the World, per la prevenzione dei rischi a scuola: violenze di genere e dipendenze. E’ Socia onoraria di A.I.G.E.S.F.O.S., Associazione Italiana per la Gestione dello Stress nelle Forze. dell’Ordine e di Soccorso, dove presta collaborazioni professionali. E’ Past Coordinatore di S.I.P.O., Società Italiana di Psico-Oncologia, sez. Marche Nel 2006 è stata nominata membro del comitato etico scientifico degli I.F.O. Istituti Fisioterapici Ospitalieri in Roma dove poi ha lavorato fino al 2013 come psico-oncologa e psicoterapeuta, realizzando psicoterapie per pazienti e familiari, consulenze per i reparti di chirurgia digestiva e toracica, l’oncologia medica B e portando a termine il primo studio scientifico comparativo nell’ambito della letteratura psico-oncologica sull’efficacia della terapia cognitivo comportamentale e dell’EMDR nel trattamento dei vissuti traumatici dei pazienti in fase di terapie attive e di follow-up. Da sempre attenta alla relazione medico-paziente ha nel 2018 curato il testo ‘’La relazione di cura medico- paziente. Cosa c’è da sapere ancora’’ ED. Linea Edizioni

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