Gli Anziani oggi. Uno sguardo sulla terza età

Dallo studio dei comportamenti un segnale per fare ottima prevenzione.

Tagmedicina, gli Anziani oggi. Uno sguardo sulla terza età

L’invecchiamento della popolazione in Italia è un fenomeno ormai diffuso. Ma si può invecchiare in salute? Certo! L’uscita dal mondo del lavoro rappresenta per tutti un momento di cambiamento e transizione verso una nuova fase di vita. Come ogni cambiamento può destabilizzare e qualora ci si sentisse sopraffatti da un senso di tristezza, vuoto e inutilità sarebbe bene non sottovalutare questi vissuti e rivolgersi a senso di tristezza, vuoto, inutilitàqualcuno che possa accogliere questo disagio. Attraverso il lavoro con il professionista infatti si può accedere a nuovi modi di vedere la realtà ed individuare risorse personali ed ambientali per continuare ad avere una qualità della vita elevata. Purtroppo spesso chi esce dal mondo della produttività e non ha mai avuto un interesse diverso dalla propria occupazione si trova ad avere molto tempo libero e può essere facile preda del gioco d’azzardo. Non a caso si vedono spesso “anziani” giocare alle macchinette nelle ricevitorie. Anche questa modalità, molto dispendiosa e per nulla produttiva, può sfociare in una dipendenza. I familiari possono aiutare la persona a superare il senso di vergogna ed il senso di colpa per l’accaduto accompagnandolo verso la consapevolezza del bisogno di chiedere aiuto ad un professionista. Lo specialista potrà aiutare la persona ad individuare strategie efficaci per non cadere nella compulsività del gioco e potrà farsi carico del disagio psicologico da cui deriva tale dipendenza per aiutarla a stare meglio ed avere accesso a maggior benessere. L’uscita dal mondo del lavoro inoltre, può avvenire quando i figli sono già grandi e magari hanno lasciato la casa dei genitori per costruirsi una propria famiglia. Magari ci sono stati anche diversi lutti tra i membri più anziani della famiglia e il soggetto può sperimentare uno stato di isolamento e solitudine mai vissuto prima. E’ importante coinvolgere l’individuo nelle relazioni sociali affinché non si isoli ma possa sperimentare nuove relazioni positive anche amicali. A tal proposito il mio corso sulla memoria ha tra gli obiettivi principali l’aggregazione sociale e la creazione di una relazione individuale e gruppale autentica con il professionista ed il gruppo (mediata dal professionista) per sperimentare emozioni positive derivanti dall’avere qualcuno che ci ascolta, ci chiede come stiamo e si interessa di noi. Anche in questo caso reputo molto importante coinvolgere i familiari che lo desiderano affinché anche essi siano guidati nel prendersi cura del proprio caro ormai anziano e possano esprimere le proprie incertezze e riflessioni. In questo sottolineo sempre l’importanza di non sottovalutare determinati fattori per poter intervenire tempestivamente ed arginare quei fenomeni che nascono dall’isolamento della coppia anziana o dell’anziano solo. Proprio in questi giorni ho appreso molto tristemente dai quotidiani due eventi in due città diversi della Romagna guidati dalla stessa dinamica di abbandono e solitudine, di esaurimento e disperazione. In entrambe i casi il marito anziano, ormai stanco di accudire la moglie malata gravemente (Alzheimer in un caso) uccide la moglie e tenta il suicidio. Purtroppo l’essere lasciati soli ad accudire qualcuno può sfociare in questi gesti estremi. Il mio invito è sempre e comunque quello di chiedere aiuto per se’ o per i familiari che ci appaiono stanchi ed esauriti dall’eccesso di cure che richiede un altro membro della famiglia. Il caregiver (cioè colui che maggiormente si occupa di soddisfare i bisogni di un caro non più autonomo) può vivere forte stress fisico e psicologico e  per questo sarebbe bene potesse contare su una rete di supporto affinché non si senta il solo a prendersi cura del caro inabile.

Vi sono altri fattori, ricollegabili a determinati comportamenti che invito a non sottovalutare. Qualora un vostro caro avesse uno di questi comportamenti vi suggerisco di richiedere un consulto:

  • La persona si perde e non sa più dove si trova. (può accadere anche in casa che il soggetto si spaventi perché è chiuso in una stanza e non riesce a trovare la porta per uscire)
  • La persona ha vuoti di memoria importanti che non gli fanno ricordare fatti o persone. Tali vuoti inficino la quotidianità della persona mettendolo seriamente a rischio di farsi del male o farlo ad altri.
  • La persona è spesso disorientata a livello spaziale, temporale
  • La persona è estremamente triste e ritiene che non valga più la pena vivere così.

 

Questo tipo di comportamenti possono essere facilmente correlabili ad emozioni negative di pericolo e paura per il futuro sia per chi li vive in prima persona o i familiari che vedono il proprio caro ammalarsi. Invito però a non banalizzarli ma a prenderli seriamente in considerazione. E’ bene inoltre non sottovalutare lo stato di benessere psicofisico nemmeno di chi si occupa o occuperà in futuro della persona affinché non viva il senso di esaurimento, impotenza e profondo dolore in solitudine. Il mio approccio sistemico parte dal presupposto che la famiglia, in quanto sistema, debba essere considerata nella sua interezza con i vari membri. Per questo là dove è possibile coinvolgo gli esponenti della famiglia disponibili affinché insieme si possa pensare ad una progettualità di vita futura efficace e che abbia come obiettivo principale il benessere di tutti i membri coinvolti. Ricordo che questo articolo non ha pretese esaustive sull’argomento ma è una prima infarinatura sulle tematiche relative alle psicopatologie correlate alla terza età.

 

 

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Dott.ssa Licia Negrini
La Dott.ssa Licia Negrini è una Psicologa che si è laureata presso l’Università di Bologna in Psicologia Clinica. Sta continuato la sua formazione nell’ambito della Psicoterapia Familiare. Ha approfondito il tema del lutto e delle patologie ad esso correlato. Svolge attività di libero professionista presso il proprio studio a Cesena e collabora con alcune cooperative nell’ambito delle demenze anche attraverso corsi della memoria nel territorio e di supporto alle famiglie con anziani istituzionalizzati e non. Organizza percorsi di coppia, gruppo o individuali sulla genitorialità, sulla gestione dei conflitti o separazioni, sulle dinamiche familiari disfunzionali. Lavora attraverso interventi individuali, di coppia o familiari nei vari ambiti del disagio psicologico per promuovere benessere e aumento della qualità della vita anche attraverso l’esplorazione delle proprie risorse individuali,ambientali e sociali e l’individuazione di strategie più efficaci.

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