Cistiti ricorrenti, non più solo antibiotici

Prediligono il sesso femminile ed in quello maschile mettono a rischio la prostata

Si intendono, per cistiti ricorrenti, le infezioni del tratto urinario quando si manifestano almeno due volte nell’arco di 6 mesi od almeno tre nell’arco di un anno. Prediligono il sesso femminile ed in quello maschile possono complicarsi spesso e volentieri in infezioni che coinvolgono la prostata.

L’evidenza clinica approfondita da studi più settoriali ha evidenziato che il solo trattamento antibiotico, che rappresenta anche oggi l’approccio prevalente e spesso anche esclusivo, non è più sufficiente per risolvere il problema. Infatti al termine della terapia antibiotica, nei casi di patologia ricorrente, la cistite si ripresenta entro due settimane.

Quale è allora il motivo di questa estrema aggressività infettiva? Sembra che il disturbo trovi il motivo di questa sua particolare aggressività nella presenza di una particolare condizione microbiologica conosciuta come BIOFILM BATTERICO, tale condizione consiste in una specifica struttura di matrice mucosa che svolge una funzione protettiva e di supporto ai microorganismi patogeni rendendoli meno facilmente raggiungibili dalle sostanze terapeutiche.

A complicare questo specifico quadro “logistico” interviene anche una seconda condizione rappresentata dalla particolare capacità di alcuni specifici microorganismi ad essere particolarmente invasivi nel senso che riescono a penetrare all’interno delle cellule dell’urotelio (la mucosa che riveste le vie urinarie) sottraendosi alla aggressione delle sostanze terapeutiche.

In questo modo tutte le sostanze ma in particolare modo gli antibiotici per raggiungere i microorganismi responsabili delle cistiti devono attraversare due barriere rappresentate prima dalla parete cellulare e poi dalla parete mucosa del biofilm. Quindi ora alla luce di queste elementari conoscenze aggiuntive su come si sviluppano le cistiti ricorrenti occorre capire come comportarsi terapeuticamente per risolvere il problema.

Il primo comportamento da adottare è quello di evitare le condizioni che scatenano il processo patologico quali:

  • Stress
  • Sbalzi di temperatura
  • Rapporti sessuali (quando sono dolorosi)

Tali condizioni sono particolarmente efficaci in persone che hanno situazioni favorenti quali:

  • Stitichezza/problemi intestinali
  • Carenza di estrogeni (naturale o indotta dalla pillola)
  • Diabete
  • Ipertono della muscolatura del pavimento pelvico

Se le cistiti non dovessero migliorare una volta sanati questi problemi ed evitate le condizioni scatenanti allora dovremmo individuare il motivo di tale persistenza nella presenza del biofilm batterico. Questa particolare struttura si è visto essere legata a specifici batteri che possono essere evidenziati con una semplice urinocoltura e che più di altri favoriscono la presenza del biofilm (chiedete al vostro medico di famiglia per maggiori informazioni).

In questo ultimo caso si rende necessario impostare la terapia utilizzando ulteriori presidi terapeutici. Infine appare importante risottolineare di non affidarsi solamente agli antibiotici per risolvere il problema rappresentato da questo particolare tipo di cistiti diversamente il rischio sarebbe quello di selezionare ceppi batterici rendendoli ancora più resistenti alla azione terapeutica degli antibiotici e così peggiorando la prognosi anche successiva di queste particolari condizioni patologiche.

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Dott. Marco Casadei
Si è laureato in Medicina e Chirurgia all'Università di Bologna nel 1990. Specializzato a Bologna nel 1994 in Medicina del Lavoro. Ha conseguito un Master in "Bioetica Generale e Clinica" nel 2006 all'Università Politecnica delle Marche di Ancona. Nel 2016 ha conseguito un Master in "Nutrizione umana" a Roma con il Prof. Eugenio del Toma. Attualmente lavora come Medico di Famiglia a Bellaria Igea Marina (RN) e come Medico del Lavoro libero professionista.

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