Indurre uno stato di metabolismo chetogenico è pericoloso o vantaggioso?

Quando affrontiamo il discorso nutrizione, alimentazione, correlazione con il metabolismo ed il suo significato in prevenzione delle malattie degenerative croniche,  che sono la maggior parte delle patologie che oggi interessano il mondo della salute, ci accorgiamo che nel nostro percorso di formazione di medici ci è venuto a mancare qualcosa

Considerando gli alimenti dal punto di vista calorico, il che mi risulta tutto molto riduttivo, gli alimenti vengono semplicemente rapportati a dei numeri, basta fare un conteggio  e tutto è fatto.

Poco importanza al metabolismo, poca importanza alla risposta del  paziente all’introduzione dei vari nutrienti , poca importanza ai sintomi spesso solo funzionali, non per questo inesistenti, ma non ancora documentabili con una ben nota via metabolica o con una ben nota interazione biochimica.

L’avvento della biologia molecolare e la conoscenza delle interazioni fra i vari metabolismo indotti dai vari alimenti oggi ci permettono di capire molte reazioni che avvengono nel nostro corpo e spiegano come alcuni metabolismi , ritenuti estranei e pericolosi per il corpo, siano invece sacrosanti e virtuosi per il corpo stesso.

Gli alimenti non sono quindi solo calorie, ma sono principalmente dei messaggeri, degli induttori di particolari reazioni metaboliche che possono portare  a degenerazione e malfunzionamento della cellula, inizio delle malattie croniche , oppure sviluppare metabolismi virtuosi che permettono un benessere generale e un ringiovanimento cellulare.

Tra i vari metabolismi da riconsiderare, perché sempre ritenuto foriero di danni, è il metabolismo dei corpi ketonici. Fisiologicamente presenti in piccole quantità anche in condizioni basali (0,1-0,3 mmol/l) , aumentano un poco durante il digiuno notturno, ma sono fondamentali in condizioni di emergenza.

Sono una benzina che viene sintetizzata in particolari condizioni di necessità, come ad esempio nel digiuno, nei primi momenti dopo la nascita, durante gli sforzi prolungati e si sostituiscono comodamente, come benzina,  agli zuccheri in molti tessuti.

 

Prodotti nel fegato vengono facilmente messi in circolo e trasportati all’interno delle cellule nei vari organi, vengono utilizzati come carburante sostituendosi alle molecole di glucosio. Utilizzano bene i corpi chetonici il cuore, i muscoli, il cervello.

I corpi ketonici sono l’acetoacetato , il B-idrossibutirrato, e l’acetone.  Dalla B-ossidazione degli acidi grassi, a livello epatico, si ottengono gli Acetyl-CoA che vengono utilizzati , a livello mitocondriale, nel ciclo di krebs quando sono in ecceso, vengono sintetizzati corpi chetonici che entrano facilmente  in circolo evengono adoperati in periferia, sempre a livello mitocondriale, come substrato energetico.

In circolo troviamo principalmente il B-idrossibutirrato, perché molto più stabile dell’acectoacetato, e ottima riserva di energia.

I corpi chetonici, che risultano essere  un eccellente substrato energetico entrano molto facilmente nelle cellule tramite i recettori MTC (medium chain trasporter),  e qui ritrasformati in acetyl-CoA  entrano nel ciclo di krebs per produrre ATP, oppure vengono utilizzati per la sintesi  di grassi o di ormoni.

Come per gli zuccheri, anche per i corpi chetonici esiste un’omeostasi ed un equilibrio che viene mantenuto da una fine regolazione caratterizzata da  ormoni e proteine modulatrici che dialogano con il DNA per ottenere un giusto equilibrio tra produzione e consumo.

Tutto questo complesso meccanismo per mantenere costante la produzione energetica fondamentale per la vita della cellula.

Negli ultimi anni, oltre alla funzione energetica si è scoperto che i corpi chetonici,  in particolare il B-idrossibutirrico, ha funzione di messaggero in quanto capace di dialogare con varie proteine. Queste modulano l’infiammazione, l’invecchiamento, la sintesi di amiloide, ha azione antiossidante, svolge un importante ruolo all’interno dei mitocondri nel modulare e ripristinare l’apoptosi, è un carburante che non è in grado di essere utilizzato dalla maggior parte dei tumori.

Unica vera contrindicazione alla chetosi è la mancanza di insulina (diabete mellito tipo 1), o alcune patologie particolarmente gravi dove l’equilibrio idroelettrolitico e metabolico è gravemente compromesso in quanto dallo stato di chetosi vi può essere un’evoluzione verso la chetoacidosi condizione clinica particolarmente grave.

Alla luce di tutte queste nuove conoscenze direi che dobbiamo rivedere il nostro modo di pensare,  rivalutare i corpi chetonici e tutte le alimentazioni che ne portano alla loro produzione, prestando particolare attenzione all’obiettivo che dobbiamo raggiungere perché non tutti i modi di far produrre i corpi chetonici per il nostro organismo sono salutari.

Per questo è indispensabile che chi propone alimentazioni atte a favorire la produzione di corpi chetonici, sfruttandone gli  effetti positivi che si possono ottenere, sappia dare le giuste indicazioni coscienti che la chetosi può essere indotta in diversi modi e non tutti questi modi sono salutari.

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