Prevenzione in ortopedia: fratture da fragilità

Quando si parla di prevenzione in Ortopedia e Traumatologia non si può che soffermarsi sulle cosidette “fratture da fragilità” o da osteoporosi.

Per Osteoporosi si intende: “una malattia caratterizzata da un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo che induce un’aumentata fragilità ossea, con un conseguente aumento del rischio di frattura”. Come sottolineato frequentemente dall’OMS, le fratture da fragilità sono una delle più difficoltose sfide  per i Sistemi Sanitari dei Paesi Occidentali, per il loro aumentato numero dovuto al crescente “invecchiamento” della popolazione .

In pazienti di sesso femminile oltre 45 anni le fratture da osteoporosi determinano più giornate di degenza ospedaliera di molte altre patologie di rilievo, quali infarto del miocardio, diabete o carcinoma mammario. Per ridurre i costi sanitari e sociali della fragilità scheletrica si rendono sempre più indispensabili interventi preventivi e quelli volti a migliorare la registrazione e l’elaborazione dei dati epidemiologici.

L’aumento dell’osteoporosi viene detto anche  “silenziosa epidemia” perché tale patologia non dà sintomatologia  di sé se non con la  frattura, ma anche perché  al di là del  trattamento per la frattura molte volte l’osteoporosi non viene diagnosticata e trattata. Da proiezioni statistiche si rileva la forte sottostima di fratture vertebrali e di fratture dell’estremo prossimale dell’omero e distale del radio. Per quanto l’ICD-9(classificatore internazionale delle patologie giunto alla nona edizione) preveda la classificazione di frattura patologica per le fratture che avvengono in assenza di trauma o per trauma minimo, spesso unicamente le fratture di origine neoplastica primitiva o secondaria sono classificate con tale codice.

Oltre alla misura della densità  ossea, su cui si basa la diagnosi di osteoporosi, esistono ulteriori  parametri che forniscono informazioni sul rischio di frattura: età, terapia con glucocorticoidi, storia clinica di fratture da fragilità, anamnesi familiare di fratture da fragilità, fumo, basso peso corporeo, eccessivo consumo di alcool. La valutazione del rischio di frattura deve quindi essere distinta dalla diagnosi di osteoporosi.

L’esigenza  dell’approccio clinico del paziente affetto da o con sospetto clinico di osteoporosi viene rimarcata dalle statistiche di diversi studi secondo i quali fino al 30% circa di donne con osteoporosi involutiva accusava un’altra condizione patologica, non sospettata, colpevole della malattia, dal momento che molteplici sono le condizioni in grado di provocare la comparsa di osteoporosi. L’individuazione di  concause responsabili della riduzione della massa ossea è ancora più necessaria nel sesso maschile ove, a seconda delle casistiche esaminate, la prevalenza dell’osteoporosi secondaria arriva fino al 60% dei casi.

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