Eutanasia, due voci diverse sulla fine di Dj Fabo

Il vocabolario, in questi casi, non sbaglia mai.“ La buona morte è il procurare intenzionalmente e nel suo interesse la morte di un individuo la cui qualità della vita sia permanentemente compromessa da una malattia, menomazione o condizione psichica": una definizione chiara che non ha bisogno di ulteriori precisazioni.

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Dj Fabo è morto così. Ha scelto di farlo in Svizzera, dove l’eutanasia è legale. Giusto o sbagliato? Non spetta a noi dirlo. Spetta a noi invece dare risalto a chi è contrario e a chi è favorevole.

Beppino Englaro è il padre di Eluana, la donna scomparsa a 39 anni a Udine. Tutta Italia visse i suoi ultimi giorni e suo padre chiese ripetutamente per via giudiziaria la sospensione dell’alimentazione artificiale e delle terapie. “L’eutanasia è una questione che tutte le nazioni civili devono affrontare, con la quale prima o poi ogni paese deve fare i conti e anche il nostro Parlamento deve dare delle risposte”, ha detto all’Ansa sulla vicenda del dj Fabo, dopo però aver voluto sottolineare che la battaglia portata avanti per la figlia Eluana non era stata per l’eutanasia, ma per il diritto all’autodeterminazione anche per chi non è più in grado di esprimere la sua volontà.

“Quando cominciai quella battaglia, 25 anni fa, c’era il deserto culturale su questo argomento, mi guardavano, ascoltavano come se fossi un pazzo – ricorda Englaro. Ora la situazione è cambiata come dalla notte al giorno, la gente ha molta più sensibilità su temi come l’eutanasia, l’autodeterminazione, il testamento biologico, i cittadini sono avanti, ma sono le istituzioni, è la legge, che tardano a dare risposte e si arriva a decisioni come quella del dj Fabo”.

Il cardinale Angelo Bagnasco ha una visione diversa. “E’ una sconfitta grave e dolorosa per tutta la società, per tutti noi, perché la vita umana trae spunto, forza e valore anche dal fatto di vivere dentro delle relazioni di amore, di affetto, dove ognuno può ricevere e può donare amore. Fuori da questo è difficile per chiunque vivere, la solitudine uccide più di tutto il resto”, ha detto.

Alla domanda su come, da sacerdote, si può accompagnare un disabile grave che chiede di morire con l’eutanasia, Bagnasco risponde che “solamente Dio può raggiungere il cuore di ciascuno di noi, nessun altro così in profondità. E allora la prima forma di vicinanza è proprio quella della mia e della nostra preghiera, ma anche quella della parola, del sostegno, del contatto fisico di cui tutti abbiamo tanto bisogno”.

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