Diete dimagranti: quando servono davvero? (parte I)

Ricerche recenti hanno verificato che dimagrire non sempre vuol dire migliorare lo stato di salute.

Spesso quando si intraprende una dieta drastica, ci si espone ad un totale disequilibrio nutrizionale che può condurre a conseguenze negative sul lungo termine soprattutto per chi continua a perdere e riacquistare peso con pericolose diete fai-da-te (effetto yo-yo, ne avete sentito parlare?).

Gli studi scientifici indicano che le diete dimagranti non funzionano per mantenere il peso a lungo termine. Secondo alcune stime, infatti, i successi di un regime alimentare controllato sono scarsi, riguardano in modo permanente solo il 2% dei casi. Circa il 95% delle persone che smaltiscono i chili di troppo li recuperano in tre anni. Eppure la dieta ipocalorica continua a rappresentare la proposta principale per snellire, per liberarsi della zavorra del peso in eccesso.

Le diete dimagranti purtroppo non sono molto affidabili. Cinque anni dopo una dieta, la maggior parte delle persone ha riguadagnato il peso. Il 40% di loro ne ha guadagnato anche di più. Se pensate a questo, il risultato tipico della dieta è che molto probabilmente, a lungo termine, guadagnerete peso piuttosto che perderlo e certo molti di voi hanno vissuto o vivono questa spiacevole situazione.

Perchè è così faticoso perdere peso? Semplificando si può affermare che i chili che abbiamo è la risultante di quanto mangiamo e da quanta energia bruciamo. In realtà la fame e l’uso di energia sono controllati dal cervello, per lo più senza la nostra consapevolezza.

L’ipotalamo è la parte del cervello che regola il peso corporeo. Ci sono più di una dozzina di segnali chimici nel cervello che dicono al corpo di aumentare di peso, più di un’altra dozzina che gli dicono di perderlo, e il sistema funziona come un termostato, rispondendo ai segnali del corpo regolando la fame, l’attività e il metabolismo, per mantenere il peso stabile quando le condizioni cambiano.

Se a causa di una dieta ipocalorica e restrittiva perdete molto peso, il vostro cervello reagisce come se stesse morendo di fame. Diventate affamati e i vostri muscoli bruciano meno energia. Ciò significa che chi si mette a dieta deve mangiare per sempre molto meno di qualcuno dello stesso peso che è sempre stato magro.

Da una prospettiva evoluzionistica, la resistenza del vostro corpo alla perdita di peso ha senso. Quando il cibo era scarso la sopravvivenza dei nostri antenati dipendeva dalla
conservazione di energia, e riguadagnare peso quando il cibo era disponibile li avrebbe protetti contro la carestia successiva. Nel corso della storia umana la fame è stato un problema molto più grande dell’eccesso di cibo.

Se avete mantenuto il peso basso per 7 anni, il vostro cervello continua a cercare di farvelo riguadagnare. Purtroppo un aumento di peso temporaneo può diventare permanente. Se mantenete un peso superiore per diversi anni, il vostro cervello può decidere che sia la nuova normalità. E quindi nel momento in cui deciderete di dimagrire nuovamente incontrerete una certa resistenza alla perdita di peso.

L’idea della dieta in questo senso va ribaltata. Quindi che cosa fare? Nella seconda parte di questo articolo approfondiremo e rivedremo il concetto dello stare a dieta per mantenerci in salute e per trovare il giusto pesoforma: ricordiamoci che il dimagrimento è la naturale conseguenza di scelte salutari ed equilibrate e non un’obiettivo da perseguire ad ogni costo.

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