Diabete e terapia preventiva

Una delle malattie più comuni in Italia e nel mondo sotto la lente degli esperti.

Uno studio presentato da giovani ricercatori della Società italiana di diabetologia (Sid) al congresso Easd, Associazione europea per lo studio del diabete dimostra che l’enzima Prdx6 protegge dalla comparsa della steatosi epatica e dalle disfunzioni metaboliche correlate all’obesità.

“I risultati del nostro studio – afferma Roberto Arriga, dell’università di Roma Tor Vergata – dimostrano che la Prdx6 potrebbe essere utilizzato per lo sviluppo di terapie preventive innovative nel diabete di tipo 2, attraverso lo sviluppo di molecole che mimino la funzione della Prdx6 o di altre in grado di stimolarne la produzione”.

Obesità, diabete di tipo 2 e steatosi epatica sono condizioni caratterizzate da un’eccessiva produzione di radicali liberi dell’ossigeno. Studi recenti suggeriscono un coinvolgimento della perossiredossina 6, un enzima ad attività anti-ossidante, nella patogenesi dell’aterosclerosi e del diabete mellito di tipo 2. Lo studio del Tor Vergata è andato a verificare il ruolo di questo enzima anche nell’obesità e nella steatosi epatica.

 “Per chiarire il ruolo della perossiredossina 6 nella modulazione della disfunzione metabolica – spiega Arriga – abbiamo sottoposto a dieta ricca di grassi dei topi normali e dei topi privi della Prdx6. Dopo 6 mesi di questa dieta, i topi privi di questo enzima hanno mostrato un maggior aumento di peso ed un quoziente respiratorio superiore rispetto ai topi normali. I topi privi della Prdx6 presentavano inoltre un marcato aumento dei livelli di glicemia ed una forte riduzione della secrezione insulinica, che si accompagnavano ad una netta diminuzione del numero e delle dimensioni delle isole di Langerhans, le aree del pancreas contenenti le cellule beta produttrici di insulina”.

Negli animali privi dell’enzima si è osservato anche un aumento della captazione degli acidi grassi da parte del fegato, che portava alla comparsa della steatosi.

I topini privi della Prdx6 presentavano inoltre anche un profilo lipidico alterato. Infine, nel fegato e nel tessuto adiposo di topi Prdx6-/-, la produzione delle citochine leptina, TNF-α, IL-1β, IL-6, Mip1-α e Kc risultava più elevata rispetto ai normali, spia questa di uno stato pro-infiammatorio.

L’azione della Prdx6 potrebbe dunque essere sfruttata come terapia per diminuire lo stress ossidativo e la steatosi epatica, tipiche dei pazienti obesi con diabete di tipo 2. “Questi studi condotti su modelli animali aggiungono nuovi potenziali target terapeutici nello scenario della patogenesi del diabete tipo 2”, commenta Giorgio Sesti, presidente della società italiana di diabetologia (Sid).

LASCIA UNA RISPOSTA

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome