Il cibo. Aspetti psicologici dell’alimentazione

Usare il cibo come strumento per curare vissuti negativi può essere una delle cause che porta al fallimento delle diete, all’ aumento di peso o al fallimento del mantenimento del peso ideale raggiunto attraverso la dieta.

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Usare il cibo come strumento per curare vissuti negativi come traumi, ricordi di persone o situazioni spiacevoli o stressanti, l’ansia, le preoccupazioni, la tristezza, la rabbia, la stanchezza, il senso di vuoto, di solitudine , la frustrazione può essere una delle cause che porta al fallimento delle diete, all’ aumento di peso o al fallimento del mantenimento del peso ideale raggiunto attraverso la dieta. La persona infatti, dopo aver fatto molti sforzi per raggiungere il peso ideale, può rischiare di buttare all’aria tutti i traguardi conquistati attraverso un approccio al cibo disfunzionale. Si può assistere a persone che sistematicamente fanno una dieta, perdono peso, si stabilizzano e poco dopo riacquistano il peso perso magari anche con qualche chilo in più. In casi come questo si assiste all’incapacità di mantenere l’obiettivo raggiunto. La causa di ciò potrebbe risiedere nella ricomparsa dell’approccio disfunzionale al cibo. Questa modalità di compensazione attraverso gli alimenti può avere origini lontane, magari nella relazione con i genitori o con chi si occupava di noi. Pensiamo, ad esempio ad una scena banale a cui tutti avremmo assistito almeno una volta: il bambino piange (per svariati motivi) e gli viene concessa una caramella. Il bambino si consola attraverso essa. Che cosa stiamo insegnando con questo gesto al bambino? Il bambino è frustrato, magari piange o fa i capricci, e la risposta dell’adulto alla frustrazione del bambino è la somministrazione di cibo-zuccheri. Il messaggio che abbiamo dato al bambino è che può consolarsi attraverso la bocca o meglio, attraverso il cibo. Se questo fosse un fatto isolato non avrebbe molta importanza, ma se sistematicamente ogni volta che il piccolo dovesse manifestare disagio ricevesse cibo piano piano accosterebbe a sentimenti di frustrazione il cibo come gratificazione. Quindi non cercherebbe dentro di sé o in altre modalità più sane , come ad esempio la prossimità fisica con l’altro (tipo coccole o abbracci), gli elementi consolatori ma nel cibo. Questa modalità potrebbe influenzare il suo rapporto col cibo (e con gli altri) ed una volta consolidata potrebbe essere utilizzata come strumento per compensare e superare stati emotivi e vissuti negativi.  Già alla nascita quando il neonato piange spesso come prima risposta riceve il seno della madre che consola, riscalda ed accoglie. Sebbene possa essere una modalità adeguata per un neonato, potrebbe non esserlo per un bambino più grande che deve imparare a trovare altri modi per consolarsi dalla frustrazione e darsi sollievo. Il cibo dovrebbe avere una valenza neutrale, nutrire, non consolare, curare o riempire i vuoti o la solitudine. Il cibo non dovrebbe rappresentare un compagno di vita.

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Dott.ssa Licia Negrini
La Dott.ssa Licia Negrini è una Psicologa che si è laureata presso l’Università di Bologna in Psicologia Clinica. Sta continuato la sua formazione nell’ambito della Psicoterapia Familiare. Ha approfondito il tema del lutto e delle patologie ad esso correlato. Svolge attività di libero professionista presso il proprio studio a Cesena e collabora con alcune cooperative nell’ambito delle demenze anche attraverso corsi della memoria nel territorio e di supporto alle famiglie con anziani istituzionalizzati e non. Organizza percorsi di coppia, gruppo o individuali sulla genitorialità, sulla gestione dei conflitti o separazioni, sulle dinamiche familiari disfunzionali. Lavora attraverso interventi individuali, di coppia o familiari nei vari ambiti del disagio psicologico per promuovere benessere e aumento della qualità della vita anche attraverso l’esplorazione delle proprie risorse individuali,ambientali e sociali e l’individuazione di strategie più efficaci.

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