Gotta e Acidi Urici: la causa è solo un eccesso di carne?

Oltre 55 milioni di persone nel mondo e circa l'1% degli adulti in Italia convivono con la gotta. I casi sono in aumento, anche per l'invecchiamento e la maggiore diffusione di sovrappeso e disturbi metabolici. È più frequente negli uomini, mentre nelle donne il rischio cresce soprattutto dopo la menopausa.

- Adv -

Esiste una convinzione molto diffusa riguardante la gotta ovvero che sia solo la conseguenza passeggera di un consumo eccessivo di carne. In realtà, si tratta di una malattia infiammatoria, nello specifico una tipologia di artrite causata dal deposito di cristalli di urato monosodico nelle articolazioni. Questa condizione si verifica quando nel sangue si riscontra un’iperuricemia, cioè una concentrazione eccessivamente elevata di acido urico, una sostanza prodotta naturalmente dall’organismo durante il metabolismo delle purine, che invece, sono dei composti biologici presenti in quasi tutti gli alimenti, sia animali che vegetali. Ma la ricerca clinica suggerisce un dato interessante: mentre le purine della carne rossa e del pesce azzurro tendono a innalzare i livelli di acido urico, quelle contenute in verdure e legumi non sembrano incrementare il rischio di sviluppare la patologia. La differenza viene associata a una minore biodisponibilità delle purine vegetali e al potenziale ruolo protettivo delle fibre e dei micronutrienti in esse presenti. Normalmente, l’urato viene filtrato ed eliminato attraverso i reni, ma se l’organismo ne produce in eccesso o se non viene smaltito in modo adeguato, il suo valore ematico aumenta, ponendo le basi per lo sviluppo della malattia.

È fondamentale superare i vecchi pregiudizi: la gotta non è semplicemente causata da una dieta sbilanciata dal punto di vista di macronutrienti e l’iperuricemia non significa necessariamente sviluppare la malattia. La comparsa di questa variante artritica è legata all’interazione complessa tra diversi fattori, tra cui:

• predisposizione genetica

• età e peso corporeo

• funzionalità renale

• problematiche metaboliche preesistenti

La diagnosi, quindi, non è mai riconducibile a un’unica scelta alimentare o a una colpa individuale.

“Come ci si accorge di avere la gotta?” L’attacco inizia rapidamente, in genere di notte, con un dolore molto intenso. La zona colpita diventa gonfia, calda e altamente sensibile al contatto.

l’infiammazione interessa spesso la base dell’alluce (un fenomeno chiamato podagra), ma può estendersi anche al resto dell’arto inferiore, coinvolgendo collo, tallone e caviglia, oppure interessare altre parti come ginocchia, polsi, dita delle mani e gomiti. Nelle forme più avanzate, il processo infiammatorio può riguardare contemporaneamente più articolazioni.

Il piede è una delle sedi più frequentemente colpite perché le estremità inferiori, essendo naturalmente meno calde di altri punti del corpo, sono maggiormente favorevoli alla formazione dei cristalli di urato. A ciò si aggiungono le sollecitazioni e i piccoli traumi a cui sono soggette durante la vita quotidiana, che possono contribuire a scatenare un attacco acuto.

Se poi i livelli di urato rimangono elevati nel tempo, i cristalli tendono ad accumularsi nei tessuti articolari e circostanti fino a diventare dei tofi palpabili sotto pelle, soprattutto nei casi di gotta non adeguatamente monitorati.

Convivere con una patologia simile non significa rinunciare a una vita attiva e seguendo alcuni accorgimenti si riesce ad affrontare la quotidianità in modo più consapevole.

Ecco a cosa prestare attenzione:

• Idratazione costante: bere regolarmente acqua aiuta i reni a eliminare l’acido urico e previene le fasi di riacutizzazione.

• Alimentazione equilibrata: non è necessario evitare tutti gli alimenti contenenti purine, ma è consigliabile limitare frattaglie, carni rosse e lavorate e consumare con moderazione pesci che ne contengono in maggior quantità come alici, sardine e sgombri. La carne bianca può essere consumata con moderazione, mentre uova e latticini a basso contenuto di grassi sono generalmente adatti a chi soffre di gotta. Ad ogni modo, per strutturare un piano alimentare sicuro e personalizzato è opportuno farsi seguire da un dietista o da un nutrizionista.

• Attenzione all’alcol e agli zuccheri: alcolici (soprattutto la birra) e bevande ricche di fruttosio aumentano le probabilità di insorgenza.

• Controllo del peso graduale: dimagrire in modo controllato migliora il metabolismo complessivo, invece i cali ponderali troppo rapidi o le diete troppo restrittive possono predisporre al peggioramento del quadro clinico.

• Esercizio fisico: muoversi con regolarità è un ottimo strumento di prevenzione. In presenza di un attacco, invece, l’articolazione colpita va lasciata a riposo.

• Aderenza e sicurezza della terapia: per disturbi ricorrenti, il medico può prescrivere farmaci specifici, da assumere con regolarità senza modificare autonomamente dosaggio o durata del trattamento. È poi importante informare lo specialista in merito a tutti i medicinali di cui si fa uso, perché alcuni possono influenzare i livelli di urato o interagire con altre terapie.

Se oggi la scienza smentisce l’idea che la gotta derivi unicamente dal consumo di carne, la persistenza di questa convinzione si spiega con un vecchio retaggio storico. In passato, infatti, la patologia era strettamente associata ai ceti più abbienti, tanto da essere definita la “malattia dei re”, poiché solo le classi sociali agiate potevano permettersi un’ampia disponibilità di selvaggina, alcolici e portate proteiche in grado di favorirne lo sviluppo. Superare questa credenza permette di capire come la gestione moderna non possa limitarsi ad intervenire solo sul dolore; al contrario, richiede un approccio centrato sulla singola persona e mirato alla prevenzione a lungo termine per scongiurare complicanze e preservare la qualità della vita.

Dott.ssa Samanta Sforna
Samanta Sforna è giornalista pubblicista iscritta all’Ordine Regionale dei Giornalisti dell’Umbria dal 2021 e infermiera professionista iscritta all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Perugia dal 2023. Appassionata di lettura e scrittura fin dall’infanzia, ha sviluppato, durante gli anni del liceo,  un forte interesse per le materie scientifiche, in particolare biologia e chimica. Ha iniziato a collaborare con testate locali occupandosi di cronaca territoriale. Successivamente si laurea in Infermieristica presso l’Università di Perugia, con una tesi sull’“Infermiere scolastico: gestione assistenziale dei bambini affetti da Diabete Mellito di Tipo 1”, completando esperienze di formazione in ospedali e in strutture temporanee durante l’emergenza COVID-19. Si occupa di salute e professione infermieristica, condividendo conoscenze e orientamenti pratici, con particolare interesse per l’infermieristica in contesti legali e peritali. Contatti: 📧 Email: samantasforna.ogi@gmail.com

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui