

La parodontite è una malattia infiammatoria cronica multifattoriale che colpisce i tessuti di sostegno del dente, rappresentando una delle principali cause di perdita dentaria nell’adulto. Le più recenti evidenze scientifiche hanno modificato il concetto tradizionale di patologia limitata al cavo orale, riconoscendole un ruolo importante nella cosiddetta medicina parodontale, disciplina che studia le relazioni tra salute orale e salute sistemica. Oggi è noto che il biofilm batterico costituisce il fattore eziologico iniziale, mentre la distruzione dei tessuti dipende soprattutto dalla risposta immunitaria dell’ospite, influenzata da predisposizione genetica, fumo, diabete, obesità, invecchiamento e altre condizioni sistemiche.
Dal punto di vista epidemiologico, la parodontite rappresenta una delle patologie croniche più diffuse al mondo. Colpisce oltre un miliardo di persone nella sua forma grave e, in Italia, interessa circa nove milioni di individui. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera la salute orale una priorità nella prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili.
L’eziopatogenesi della malattia inizia con l’accumulo di biofilm batterico sottogengivale. La disbiosi del microbiota orale induce l’attivazione dell’immunità innata e adattativa con rilascio di mediatori infiammatori, tra cui IL-1β, IL-6, TNF-α, prostaglandina E2 e metalloproteinasi della matrice. Questi mediatori attivano il sistema RANK/RANKL, responsabile dell’attivazione degli osteoclasti e del riassorbimento dell’osso alveolare. Il risultato è la perdita di attacco clinico, la formazione di tasche parodontali, la mobilità dentaria e, nei casi più avanzati, la perdita degli elementi dentari.
La diagnosi si basa sull’esame clinico e radiografico, valutando profondità di sondaggio, perdita di attacco clinico, sanguinamento al sondaggio, mobilità dentaria, presenza di placca e livello dell’osso alveolare. Dal 2018 la classificazione internazionale utilizza il sistema Staging (I-IV), che definisce gravità e complessità terapeutica, e Grading (A-C), che valuta velocità di progressione, fattori di rischio e prognosi, consentendo un approccio terapeutico personalizzato.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la relazione tra parodontite e malattie sistemiche. L’infiammazione cronica e la batteriemia transitoria permettono ai batteri e ai mediatori infiammatori di raggiungere il circolo ematico, determinando uno stato di infiammazione sistemica di basso grado. Questo meccanismo rappresenta il collegamento biologico con numerose patologie croniche.


La relazione con il diabete mellito è considerata il modello più rappresentativo di interazione bidirezionale. Il diabete scarsamente controllato aumenta il rischio e la gravità della parodontite attraverso alterazioni immunitarie, stress ossidativo e accumulo degli Advanced Glycation End Products (AGEs), che amplificano la risposta infiammatoria. Allo stesso tempo, la parodontite peggiora il controllo glicemico favorendo la resistenza insulinica e aumentando l’emoglobina glicata. Diversi studi dimostrano che la terapia parodontale non chirurgica riduce i marker infiammatori sistemici e migliora, seppur moderatamente, il compenso metabolico.

Anche le malattie cardiovascolari presentano una significativa associazione con la parodontite. I batteri parodontopatogeni possono raggiungere il torrente circolatorio durante normali attività quotidiane, mentre l’infiammazione sistemica favorisce disfunzione endoteliale, aterosclerosi, cardiopatia ischemica, ictus e valvulopatie. Nei pazienti con valvole protesiche o pregresse endocarditi, una buona salute orale rappresenta una fondamentale misura preventiva contro la batteriemia.
Il documento analizza inoltre il rapporto con altre condizioni sistemiche. Nel Lichen Planus Orale la relazione non è causale, ma funzionale: dolore e bruciore riducono l’efficacia dell’igiene orale, favorendo l’accumulo di biofilm e la progressione della malattia parodontale. Nella sindrome di Papillon-Lefèvre, rara malattia genetica dovuta a mutazioni del gene CTSC, il difetto della risposta immunitaria provoca una gravissima parodontite a esordio precoce con perdita precoce della dentizione, dimostrando il ruolo determinante dell’ospite nella patogenesi della malattia.
Particolare attenzione è dedicata anche all’ipotiroidismo, che aumenta la suscettibilità alla parodontite attraverso una ridotta capacità rigenerativa dei tessuti, alterazioni immunitarie, maggiore produzione di citochine pro-infiammatorie e riduzione della sintesi di collagene. Ciò determina una guarigione più lenta, un incremento del riassorbimento osseo alveolare e una maggiore probabilità di sviluppare forme avanzate della malattia.
Anche l’artrite reumatoide presenta una relazione bidirezionale con la parodontite. Il batterio Porphyromonas gingivalis è in grado di favorire la citrullinazione delle proteine, processo coinvolto nella risposta autoimmune tipica dell’artrite reumatoide. Parallelamente, l’infiammazione cronica comune alle due patologie contribuisce sia al riassorbimento dell’osso alveolare sia al danno articolare, rendendo fondamentale un approccio terapeutico integrato.

Il trattamento della parodontite segue le linee guida della European Federation of Periodontology e si sviluppa in quattro fasi: controllo dei fattori di rischio, terapia causale non chirurgica, eventuale chirurgia parodontale e terapia di supporto. Quest’ultima rappresenta il principale fattore prognostico per il mantenimento
dei risultati clinici nel lungo periodo e richiede una stretta collaborazione del paziente attraverso una corretta igiene domiciliare e controlli periodici.
In conclusione, la parodontite deve essere considerata una malattia infiammatoria cronica con importanti implicazioni sistemiche. La diagnosi precoce, il trattamento personalizzato e il mantenimento della salute parodontale consentono non solo di preservare la dentizione, ma anche di contribuire alla prevenzione e al controllo di numerose patologie croniche, confermando il ruolo centrale della medicina parodontale nell’approccio multidisciplinare al paziente.
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