Negli ultimi anni la scienza della nutrizione ha compiuto un salto di qualità straordinario. Non ci si limita più a studiare calorie, vitamine o macronutrienti: oggi sappiamo che il cibo è in grado di influenzare direttamente l’attività dei nostri geni. Da questa rivoluzione scientifica sono nate due discipline affascinanti e sempre più rilevanti per la medicina preventiva: la nutrigenetica e la nutrigenomica.
Ne parliamo con la nutrizionista

Dottoressa, partiamo dalle definizioni: che cosa sono nutrigenetica e nutrigenomica?
Sebbene i termini vengano spesso utilizzati come sinonimi, si tratta di due discipline differenti ma complementari.
La nutrigenetica studia come le variazioni genetiche individuali influenzano la risposta dell’organismo agli alimenti e ai nutrienti. In altre parole, analizza perché due persone possano reagire in modo diverso allo stesso alimento. Alcuni individui, ad esempio, metabolizzano meglio i grassi, altri presentano una maggiore sensibilità agli zuccheri o alla caffeina, mentre altri ancora hanno una predisposizione genetica a carenze vitaminiche specifiche.
La nutrigenomica, invece, studia il percorso opposto: come i nutrienti e le sostanze bioattive presenti negli alimenti influenzino l’espressione dei geni. Il cibo non modifica la sequenza del DNA, ma può “accendere” o “spegnere” determinati geni, influenzando processi biologici fondamentali come infiammazione, metabolismo energetico, invecchiamento cellulare e difese antiossidanti.
In che modo l’alimentazione interagisce con il nostro genoma?
Il nostro genoma può essere immaginato come una grande biblioteca contenente migliaia di istruzioni biologiche. Non tutti i geni sono attivi contemporaneamente: alcuni vengono espressi, altri rimangono silenti.
I nutrienti e i composti bioattivi presenti negli alimenti agiscono come veri e propri segnali biologici in grado di modulare questa espressione genica. Questo fenomeno avviene attraverso meccanismi definiti “epigenetici”, cioè modificazioni che regolano l’attività dei geni senza alterare la sequenza del DNA.
Tra questi meccanismi troviamo:
- la metilazione del DNA;
- le modificazioni degli istoni;
- la regolazione da parte di microRNA;
- il controllo delle vie infiammatorie e ossidative.
Ciò significa che le nostre scelte alimentari quotidiane possono influenzare processi legati alla salute cardiovascolare, al rischio metabolico, all’invecchiamento e persino alla suscettibilità verso alcune patologie croniche.
Si può davvero parlare di protezione del genoma attraverso il cibo?
Sì, entro certi limiti. Il DNA è continuamente esposto a fattori di stress provenienti sia dall’ambiente esterno sia dal metabolismo cellulare. Uno dei principali responsabili del danno genetico è lo stress ossidativo, causato dall’eccesso di radicali liberi.
Una dieta ricca di sostanze antiossidanti e antinfiammatorie può contribuire a ridurre il danno cellulare, supportare i sistemi di riparazione del DNA e favorire un ambiente biologico più favorevole alla salute del genoma.
Naturalmente nessun alimento può garantire una protezione assoluta o prevenire da solo l’insorgenza delle malattie. Tuttavia, l’insieme delle abitudini alimentari può influenzare significativamente il rischio nel lungo periodo.
Quali sono gli alimenti più interessanti per la salute del genoma?
La ricerca scientifica ha identificato numerosi alimenti ricchi di composti bioattivi capaci di interagire con i meccanismi cellulari.
Frutti di bosco
Mirtilli, more, ribes e lamponi contengono antociani e polifenoli che svolgono un’importante attività antiossidante e possono contribuire a limitare il danno ossidativo al DNA.
Verdure crucifere
Broccoli, cavolfiore, cavolo nero, cavolini di Bruxelles e verza sono ricchi di glucosinolati, sostanze che favoriscono i processi di detossificazione cellulare e possono modulare l’espressione di geni coinvolti nella protezione cellulare.
Olio extravergine di oliva
Elemento cardine della dieta mediterranea, apporta polifenoli che contribuiscono al controllo dell’infiammazione e alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo.
Pesce azzurro
Sarde, alici, sgombro e salmone forniscono acidi grassi omega-3, associati a una riduzione dei processi infiammatori cronici e a effetti positivi sull’espressione di geni coinvolti nel metabolismo.
Frutta secca
Noci, mandorle e nocciole apportano vitamina E, minerali e composti antiossidanti che contribuiscono alla protezione delle membrane cellulari e del materiale genetico.
Tè verde
Contiene catechine, in particolare EGCG, molecole studiate per la loro capacità di influenzare meccanismi epigenetici e contrastare lo stress ossidativo.
Curcuma
La curcumina possiede proprietà antinfiammatorie e antiossidanti ed è oggetto di numerose ricerche nel campo della regolazione dell’espressione genica.
Esistono alimenti che possono danneggiare il genoma?
Più che singoli alimenti, sono gli schemi alimentari sbilanciati a rappresentare un problema. Un consumo eccessivo di prodotti ultra-processati, zuccheri raffinati, grassi trans e alimenti altamente calorici può favorire infiammazione cronica e stress ossidativo, condizioni associate a un maggiore rischio di danno cellulare.
Anche il fumo, l’eccesso di alcol, la sedentarietà e l’esposizione a inquinanti ambientali contribuiscono ad aumentare il carico di stress biologico sull’organismo.
Qual è il futuro della nutrigenomica?
La prospettiva più interessante è quella della nutrizione personalizzata. In futuro, l’integrazione tra dati genetici, stile di vita, microbiota intestinale e parametri clinici potrebbe consentire strategie alimentari sempre più mirate e individualizzate.
L’obiettivo non sarà soltanto trattare le malattie, ma prevenire il loro sviluppo attraverso interventi nutrizionali costruiti sulle caratteristiche biologiche di ciascuna persona.
Il messaggio finale
La nutrigenetica e la nutrigenomica ci insegnano che il cibo non è soltanto una fonte di energia: rappresenta un potente strumento di dialogo con il nostro organismo. Ogni giorno, attraverso le scelte alimentari, inviamo segnali alle nostre cellule che possono influenzare salute, invecchiamento e benessere.
Non esistono alimenti miracolosi, ma esistono modelli alimentari capaci di favorire un ambiente biologico più sano. La dieta mediterranea, ricca di vegetali, legumi, pesce, olio extravergine di oliva e alimenti poco processati, rimane ancora oggi uno degli esempi più concreti di nutrizione in grado di sostenere la salute del nostro genoma.
Nutrizione e ‘Prevenzione!








