Annegamento: perché sapere cos’è può salvare una vita

Durante l'estate aumentano le occasioni di svago in mare, al lago e in piscina, ma anche il rischio di annegamento, una delle principali cause di morte accidentale nel mondo. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno oltre 300.000 persone perdono la vita, soprattutto bambini e giovani. Comprendere cosa accade all'organismo durante questa emergenza permette di capire quanto un intervento tempestivo possa influenzare la sopravvivenza

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Secondo la definizione dell’OMS, l’annegamento è il processo che determina una compromissione respiratoria in seguito a immersione o sommersione in un liquido.

L’esito può essere fatale oppure non fatale, con recupero completo o con conseguenze neurologiche di diversa gravità. Quindi si tratta, prima di tutto, di un processo di insufficienza respiratoria acuta. Il danno principale non deriva dalla quantità di acqua inalata, ma dalla progressiva riduzione dell’ossigeno (O2) disponibile per l’organismo, che in pochi minuti può compromettere il funzionamento di tutti gli organi vitali.

Quando una persona non riesce più a mantenere le vie aeree fuori dall’acqua, il primo istinto è trattenere il respiro e entrare in uno stato di apnea che provoca un progressivo aumento dell’anidride carbonica nel sangue e una riduzione dell’ossigeno. Nel momento in cui il bisogno di respirare diventa irresistibile, la persona tenta di inspirare anche se è ancora immersa. E’ in questa fase che può verificarsi una chiusura riflessa delle corde vocali detta laringospasmo, ovvero un meccanismo di difesa che cerca di impedire l’ingresso di acqua nei polmoni ma che, allo stesso tempo, blocca anche il passaggio dell’aria. In simili condizioni, l’ipossia (ridotta disponibilità di ossigeno nei tessuti e nelle cellule dell’organismo) continua a peggiorare.

Con il protrarsi della carenza di ossigeno, il laringospasmo tende a risolversi e l’acqua può raggiungere gli alveoli polmonari (piccole sacche d’aria dove avvengono gli scambi di ossigeno e anidride carbonica). Qui altera il surfattante, una sostanza che mantiene aperti gli alveoli durante la respirazione, favorendone il collasso.

Il susseguirsi di questi aspetti fisiopatologici provoca un’ulteriore compromissione degli scambi gassosi e determina un rapido aggravamento dell’ipossiemia cioè della riduzione dei livelli di ossigeno nel sangue, generando danni pressoché immediati agli organi vitali, primi fra tutti il cervello che è l’organo più sensibile alla mancanza di ossigeno. Ne è la dimostrazione il fatto che dopo pochi minuti di assenza o di ridotta disponibilità di O2 possono comparire perdita di coscienza e danni neurologici. Subito dopo è il cuore che risente della progressiva deprivazione di O2.

Per questo motivo, nell’annegamento l’arresto cardiaco è generalmente secondario all’ipossia e non rappresenta l’evento iniziale, come avviene invece in molte cause di arresto della funzione cardiocircolatoria. Tale differenza è fondamentale anche dal punto di vista della rianimazione: nelle vittime di annegamento le ventilazioni precoci assumono un ruolo particolarmente importante proprio perché la causa dell’arresto è prevalentemente respiratoria. Ciò significa che ripristinare l’ossigenazione il più rapidamente possibile può migliorare significativamente le probabilità di sopravvivenza e ridurre il rischio di danni permanenti a carico dell’encefalo.

Uno degli aspetti più insidiosi dell’annegamento è che, nella maggior parte dei casi, non accade come viene rappresentato nei film.

La vittima raramente riesce a chiedere aiuto o ad agitare le braccia in modo evidente. L’ipossia e lo sforzo respiratorio compromettono rapidamente la capacità di parlare e di coordinare i movimenti. Chi sta annegando tende piuttosto a mantenere il corpo in posizione verticale, con scarsi movimenti degli arti inferiori, mentre gli arti superiori compiono movimenti istintivi di spinta verso il basso e lateralmente nel tentativo di mantenere la bocca fuori dall’acqua per respirare. La testa può presentarsi inclinata all’indietro, i capelli coprire il volto e lo sguardo fisso o assente.

Proprio perché spesso si tratta di una situazione silenziosa e poco appariscente, il riconoscimento immediato da parte di chi assiste è fondamentale. Ogni minuto trascorso senza un intervento efficace aumenta il rischio di danni permanenti e riduce le probabilità di sopravvivenza.

Chiunque può essere vittima di un annegamento ma alcune condizioni aumentano significativamente il rischio.

Nei bambini, ad esempio, il fattore più importante è la mancata sorveglianza da parte degli adulti, anche solo per pochi minuti. Piscine, vasche da bagno, secchi pieni d’acqua e piccoli corpi idrici rappresentano situazioni spesso sottovalutate.

Negli adolescenti e negli adulti incidono soprattutto la sopravvalutazione delle proprie capacità natatorie, il consumo di alcol o sostanze stupefacenti, i tuffi in acque sconosciute e la presenza di correnti marine o fluviali.

Negli anziani assumono un ruolo rilevante le patologie cardiovascolari, le alterazioni dell’equilibrio e la ridotta mobilità. Inoltre, a causa della minore capacità di adattamento dell’organismo, possono essere maggiormente vulnerabili a un brusco abbassamento della temperatura corporea conseguente all’esposizione ad acque fredde, poiché con l’avanzare dell’età si riducono la capacità di termoregolazione, la risposta dei meccanismi di produzione del calore e la capacità dell’apparato cardiovascolare di adattarsi rapidamente agli stress ambientali.

Anche determinate condizioni cliniche come epilessia, aritmie cardiache, sincope, ipoglicemia e altre patologie neurologiche possono favorire un episodio di annegamento.

Dalla prevenzione alla gestione dell’emergenza, l’infermiere rappresenta una figura centrale, capace di integrare competenze cliniche, assistenziali ed educative per ridurre le conseguenze di un evento potenzialmente letale. Nel soccorso extraospedaliero, in Pronto Soccorso e nei reparti di area critica, il suo intervento si integra con quello del team multidisciplinare per garantire una presa in carico rapida e appropriata.

Nel momento in cui l’annegamento si verifica ogni minuto è determinante, per questo la conoscenza della fisiopatologia che vi è alla base consente di individuare le priorità assistenziali e di intervenire secondo un approccio sistematico.

La gestione iniziale avviene sulla scena dell’evento e si focalizza sulla valutazione primaria secondo il metodo ABCDE, che permette subito di identificare e trattare le condizioni che maggiormente mettono a repentaglio la vita.

La fase A (Airway) prevede la valutazione della pervietà delle vie aeree, la B (Breathing) riguarda la respirazione e l’ossigenazione, aspetti prioritari nell’evento di sommersione dove il danno principale è rappresentato dall’ipossia. La C (Circulation) consente di valutare la funzione circolatoria e riconoscere eventuali segni di compromissione emodinamica. La D (Disability) è dedicata alla valutazione dello stato neurologico e del livello di coscienza, mentre la E (Exposure/Environment) permette di valutare il paziente nella sua globalità, identificare la presenza di traumi associati e prevenire un’eventuale ipotermia (abbassamento della temperatura corporea centrale sotto i 35 °C).

Dopo la stabilizzazione in loco, il paziente viene trasferito in ambiente ospedaliero per proseguire il monitoraggio e, qualora dovesse verificarsi, per gestire un aggravamento del suo stato clinico. Anche in presenza di un apparente miglioramento possono infatti manifestarsi nelle ore successive alterazioni respiratorie o neurocognitive. Nei momenti successivi l’infermiere continua la presa in carico attraverso la valutazione delle funzioni vitali, il supporto all’ossigenazione e alla ventilazione, l’assistenza durante la rianimazione cardiopolmonare (RCP), quando necessaria e la collaborazione durante la pianificazione del percorso diagnostico-terapeutico.

Accanto all’espletamento delle procedure, esiste anche una dimensione spesso meno visibile ma altrettanto significativa: la vicinanza a coloro che subiscono la perdita. L’annegamento è un evento improvviso, traumatico e spesso assistito direttamente da parenti o amici, che possono vivere sentimenti di impotenza, senso di colpa e profondo trauma psicofisico. In questi momenti l’infermiere rappresenta un punto di riferimento anche per loro, offrendo informazioni chiare, presenza, ascolto e un tipo di supporto che non si limita agli aspetti tecnici, ma riconosce il valore della relazione e dell’accompagnamento umano nelle situazioni di maggiore fragilità anche quando non è possibile modificare l’esito degli eventi. Ad ogni modo va ricordato che è possibile evitare molti di questi episodi accidentali attraverso la prevenzione, una maggiore consapevolezza dei fattori di rischio e una supervisione attenta e continua, soprattutto nei casi di maggiore vulnerabilità. Proprio per questo, le principali istituzioni sanitarie, sia nazionali che internazionali, hanno deciso di promuovere campagne di sensibilizzazione dedicate. Queste iniziative trovano il loro momento simbolico più importante nella Giornata Mondiale per la Prevenzione dell’Annegamento, che si celebra il 25 luglio: un’occasione per richiamare l’attenzione su un problema di salute pubblica ancora troppo spesso sottovalutato. Perché ogni annegamento evitato rappresenta una vita salvata, prima ancora che sia necessario intervenire.

Dott.ssa Samanta Sforna
Samanta Sforna è giornalista pubblicista iscritta all’Ordine Regionale dei Giornalisti dell’Umbria dal 2021 e infermiera professionista iscritta all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Perugia dal 2023. Appassionata di lettura e scrittura fin dall’infanzia, ha sviluppato, durante gli anni del liceo,  un forte interesse per le materie scientifiche, in particolare biologia e chimica. Ha iniziato a collaborare con testate locali occupandosi di cronaca territoriale. Successivamente si laurea in Infermieristica presso l’Università di Perugia, con una tesi sull’“Infermiere scolastico: gestione assistenziale dei bambini affetti da Diabete Mellito di Tipo 1”, completando esperienze di formazione in ospedali e in strutture temporanee durante l’emergenza COVID-19. Si occupa di salute e professione infermieristica, condividendo conoscenze e orientamenti pratici, con particolare interesse per l’infermieristica in contesti legali e peritali. Contatti: 📧 Email: samantasforna.ogi@gmail.com

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