Addio PCOS, benvenuta PMOS: ecco perché la sindrome dell’ovaio policistico cambia il nome

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Per decenni, la sigla PCOS (Sindrome dell’Ovaio Policistico) è stata un punto di riferimento – e spesso un motivo di confusione – per milioni di donne in tutto il mondo. Tuttavia, la comunità scientifica internazionale ha avviato una transizione fondamentale, ribattezzandola come PMOS (Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome) detta in italiano “Sindrome metabolica poliendocrina dell’ovaio”.

Non si tratta di un semplice restyling linguistico, ma di una vera e propria *rivoluzione clinica*. Ecco perché questo cambio di nome era necessario e cosa comporta per la diagnosi e la cura. Il vecchio termine “Sindrome dell’Ovaio Policistico” è sempre stato parzialmente fuorviante per due motivi principali:

1. Non sono vere cisti: Quelle che si vedono durante un’ecografia non sono cisti ovariche nel senso classico (sacche piene di liquido che richiedono asportazione), ma piccoli follicoli immaturi che si sono arrestati nel loro sviluppo a causa di uno squilibrio ormonale.

2. Si può avere la PCOS senza “cisti”: Secondo i criteri diagnostici (Criteri di Rotterdam), una donna può ricevere la diagnosi di PCOS anche se le sue ovaie hanno un aspetto perfettamente normale all’ecografia, purché presenti ciclo irregolare e segni di iperandrogenismo (come acne o irsutismo).

In sintesi:Il vecchio nome si focalizzava troppo su un dettaglio anatomico visivo (l’ovaio), ignorando la complessità della sindrome

L’introduzione della parola *Metabolico* nel nuovo acronimo PMOS sposta il focus della patologia dal sistema puramente riproduttivo a quello endocrino e metabolico generale.

Oggi sappiamo infatti che la PMOS non è un disturbo che colpisce solo le ovaie, ma una condizione sistemica legata a doppio filo con:

Insulino-resistenza: Presente in un’altissima percentuale di donne con PMOS (sia in sovrappeso che normopeso), e l’insulina in eccesso stimola le ovaie a produrre troppo testosterone.

Rischio cardiovascolare e metabolico: Le donne con PMOS hanno una predisposizione significativamente maggiore a sviluppare diabete di tipo 2, ipercolesterolemia, steatosi epatica (fegato grasso) e ipertensione.

Infiammazione cronica di basso grado: Un fattore silenzioso che alimenta sia lo squilibrio ormonale che i problemi metabolici.

I vantaggi del passaggio da PCOS a PMOS

La transizione verso la sigla PMOS porta con sé benefici enormi, sia per i medici che per le pazienti:

1. Diagnosi più accurate e meno ansia

Molte ragazze ricevevano diagnosi errate (o tardive) solo perché l’ecografia non mostrava il “fegato a nido d’ape” o l’ovaio micropolicistico. Concentrarsi sul profilo metabolico permetterà di intercettare la sindrome molto prima. Inoltre, elimina lo spavento della parola “cisti”, che spesso fa pensare erroneamente a interventi chirurgici o tumori.

2. Terapie più mirate (non solo la pillola)

Storicamente, la risposta medica standard alla PCOS è stata la prescrizione della pillola anticoncezionale per “regolarizzare” il ciclo. Per quanto utile in alcuni casi, la pillola maschera i sintomi ma non cura la causa radice. Il focus sulla PMOS spinge verso terapie che curano il metabolismo:

* Integrazione mirata (Inositolo, berberina, omega-3).

* Nutrizione personalizzata a basso carico glicemico.

* Allenamento della forza e gestione dello stress.

* Farmaci insulino-sensibilizzanti (ove necessario).

3. Approccio multidisciplinare

La PMOS smette di essere di esclusiva competenza del ginecologo. La gestione ideale diventa un lavoro di squadra che coinvolge endocrinologi, nutrizionisti e psicolog, affrontando la salute della donna a 360 gradi.

Conclusione

Il passaggio da PCOS a PMOS è la dimostrazione di come la medicina stia finalmente ascoltando le donne e la complessità dei loro corpi. Riconoscere questa sindrome per quello che è veramente – un disturbo endocrino-metabolico con riflessi sull’apparato riproduttivo, e non il contrario – è il primo identikit corretto per una prevenzione efficace e una qualità di vita decisamente migliore.

Prof Lamberto Coppola
• Laureato in Medicina e Chirurgia nell’Università di Bari con il massimo dei voti e la lode nel 1977; • Specializzato in Ginecologia ed Ostetricia nell’ Università di Bari con il massimo dei voti e la lode nel 1981; • Specializzato in Andrologia nell’ Università di Pisa con il massimo dei voti e la lode nel 1985; • Perfezionato in Sessuologia Clinica nell’ Università di Pisa con il massimo dei voti e la lode; • Master in Endoscopia Ginecologica Avanzata – Università di Bari; • Master in Fisiopatologia della Riproduzione Umana e Tecniche di Fecondazione Assistita presso il Dipartimento Materno Infantile dell’Università di Palermo; • Primario Idoneo di Ostetricia e Ginecologia con il massimo dei voti nel 1987; • Diplomato in “Ipnologia Clinica” presso l’Istituto “Franco Granone” di Torino • Professore di Fisiopatologia della Riproduzione Umana presso la Scuola di Specializzazione in Andrologia dell’Università di Pisa dal 1987 al 2004 e Professore di Biochimica sistematica Umana presso l’Università della Calabria dal 1999 al 2001; • Attualmente è Tutor Aziendale per le Tesi di Laurea e Docente nei Seminari Integrativi di semiologia nella Facoltà di Scienze, Corso di Laurea in Biologia, Università del Salento; • Pioniere della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, nel 1984 fonda in Puglia la prima Banca del Seme Italiana con autorizzazione specifica conservazione dei gameti maschili e fecondazione artificiale; • Attualmente è Direttore dei Centri Integrati di Andrologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana Tecnomed di Nardò e Gallipoli e Casa di Cura “Fabia Mater” di Roma dove viene praticata diagnostica all’avanguardia e ricerca scientifica nel campo delle patologie di coppia e le più moderne tecniche di procreazione assistita. • Fondatore e componente del C.E.C.O.S. ITALIA (Centri per la Conservazione degli Ovociti e Spermatozoi); • Fondatore e Consigliere Nazionale della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.); • Coordinatore del gruppo d’interesse di Medicina di Coppia della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R); • Delegato Regionale dell’Associazione Ginecologi Extra Ospedalieri (AGEO) e della Società Italiana di Fitoterapia ed Integratori in Ostetricia e Ginecologia (SIFIOG); • Autore di 196 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali; • Relatore, moderatore e discussant nei principali convegni scientifici nazionali ed internazionali della disciplina che esercita.

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