Terapie Intensive Aperte: la nuova frontiera dell’assistenza

Un modello di cura che non si limita ai dati dei monitor, ma impara a integrare l'eccellenza tecnologica con la profondità della relazione umana.

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Per decenni, l’area di Terapia Intensiva (TI) è stata percepita come una “fortezza”: un luogo d’eccellenza isolato da porte blindate dove il tempo sembrava fermarsi in funzione della stabilità clinica dei pazienti. Tuttavia, il paradigma della “TI Chiusa” sta cedendo il passo a una gestione permeabile. Questo cambiamento non è una semplice estensione oraria, ma una rivoluzione culturale basata sulla Family-Centered Care. In questa visione, l’intervento sanitario accoglie il nucleo familiare come alleato terapeutico essenziale. Nonostante il supporto di ANIARTI e SIAARTI, le società scientifiche di riferimento per l’ambito infermieristico e medico, in Italia solo il 2% dei reparti garantisce un accesso libero totale nei reparti di TI, contro il 70% della Svezia.

La letteratura conferma che la presenza dei cari nelle degenze di area critica riduce drasticamente l’incidenza del delirium, complicanza che colpisce fino all’80% dei pazienti ventilati meccanicamente. Tale alterazione acuta delle funzioni cognitive si manifesta con disorientamento e agitazione, compromettendo gli esiti e aumentando la mortalità. In questi casi, la voce e la vicinanza di un congiunto agiscono come una “bussola” neurologica naturale, capace di placare lo stress del degente e restituirgli un senso di realtà. L’accesso libero supera il timore storico legato alla contaminazione ambientale: i dati, infatti, smentiscono il rischio di infezioni, validando la sicurezza del modello aperto anche nei contesti più delicati.

Sul piano professionale, questa transizione trasforma il ruolo infermieristico. Se il regime di TI chiuso garantisce un controllo tecnico lineare, quello aperto richiede competenze relazionali d’eccellenza. L’infermiere diventa il perno di un equilibrio delicato, mediando tra il silenzio dei monitor e il bisogno informativo ed educativo dei familiari. Questo impegno potenzia l’alleanza terapeutica, facilitando la collaborazione al piano di cura. Aprire le porte delle TI significa, quindi, evolvere verso un’assistenza che fonde la massima precisione tecnica con la più alta dignità umana.

Dott.ssa Samanta Sforna
Samanta Sforna è giornalista pubblicista iscritta all’Ordine Regionale dei Giornalisti dell’Umbria dal 2021 e infermiera professionista iscritta all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Perugia dal 2023. Appassionata di lettura e scrittura fin dall’infanzia, ha sviluppato, durante gli anni del liceo,  un forte interesse per le materie scientifiche, in particolare biologia e chimica. Ha iniziato a collaborare con testate locali occupandosi di cronaca territoriale. Successivamente si laurea in Infermieristica presso l’Università di Perugia, con una tesi sull’“Infermiere scolastico: gestione assistenziale dei bambini affetti da Diabete Mellito di Tipo 1”, completando esperienze di formazione in ospedali e in strutture temporanee durante l’emergenza COVID-19. Si occupa di salute e professione infermieristica, condividendo conoscenze e orientamenti pratici, con particolare interesse per l’infermieristica in contesti legali e peritali. Contatti: 📧 Email: samantasforna.ogi@gmail.com

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