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Un caso umano di influenza aviaria H9N2 identificato in Lombardia, il primo in Europa. La notizia ha acceso l’attenzione, ma la parola “aviaria” porta con sé un bagaglio di preoccupazioni che non sempre corrisponde alla realtà attuale. Per la grande maggioranza delle persone, il pericolo di contrarre questi virus è basso. Ma capire di cosa si tratta, come funziona la sorveglianza in Italia e cosa significa in concreto per chi mangia pollo, alleva animali o ha un gatto in casa: questo sì, è utile saperlo.
Cos’è l’influenza aviaria
L’influenza aviaria è un’infezione virale che colpisce principalmente gli uccelli. A diffonderla sono soprattutto gli uccelli selvatici acquatici (anatre, oche, aironi) che fungono da serbatoi naturali del virus e possono trasmetterlo agli animali da allevamento, in particolare al pollame, con danni economici spesso considerevoli.
Più raramente, alcuni ceppi riescono a infettare anche i mammiferi, tra cui l’uomo. Negli ultimi anni è stata documentata la trasmissione a bovini e, in alcuni casi, a gatti domestici. La capacità di questi virus di mutare è una delle caratteristiche che li rende oggetto di sorveglianza costante a livello internazionale.
Il caso italiano: cos’è successo in Lombardia
La Regione Lombardia ha identificato un caso umano di infezione da virus influenzale A(H9N2), un ceppo a bassa patogenicità, cioè con una capacità limitata di causare malattia grave. Il paziente, una persona fragile con patologie preesistenti, proveniva da un paese extraeuropeo dove ha contratto l’infezione.
Si tratta del primo caso umano di H9N2 identificato in Europa. Un dato che vale la pena contestualizzare: il fatto che venga rilevato e reso pubblico è la dimostrazione che i sistemi di sorveglianza funzionano, non necessariamente il segnale di un’emergenza imminente.
Qual è il rischio reale per le persone
La maggior parte dei virus aviari non è pericolosa per l’uomo. Alcuni ceppi, però, possono acquisire mutazioni che aumentano la capacità di infettare altre specie, inclusa la nostra. I casi umani, quando si verificano, sono spesso asintomatici o con sintomi lievi.
Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), il rischio per la popolazione generale è attualmente basso. Può diventare moderato solo per chi lavora a contatto diretto con animali, in allevamenti dove siano stati confermati casi di infezione. Non ci sono, al momento, evidenze di trasmissione da persona a persona.
Carne, uova, latte: è sicuro mangiarli?
La domanda più frequente: è sicuro mangiare carne di pollo, uova o bere latte? Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), non esistono evidenze che l’influenza aviaria possa trasmettersi all’uomo attraverso il consumo di carne. Le norme europee, inoltre, prevedono l’abbattimento e lo smaltimento controllato degli animali positivi, riducendo al minimo la possibilità che prodotti contaminati raggiungano il mercato.
Alcune precauzioni di buon senso restano valide in ogni caso: cucinare bene la carne e le uova, lavarsi le mani durante la preparazione dei cibi, evitare la contaminazione crociata tra alimenti crudi e cotti.
Per quanto riguarda il latte, negli USA sono stati ritirati lotti di latte crudo contaminati da virus H5N1. In Italia non sono stati individuati bovini infetti. Il Centro di Referenza Nazionale ha già testato oltre 3.000 capi bovini in aree dove erano stati identificati casi nel pollame e negli uccelli selvatici: sono risultati tutti negativi.
E il mio gatto o il mio cane?
Un rischio basso, ma non del tutto escludibile, esiste anche per gli animali domestici, soprattutto per i gatti, se vivono a contatto con uccelli infetti o hanno accesso a zone dove sono stati trovati volatili selvatici morti.
Alcuni consigli pratici:
● evitare che il gatto entri in contatto con uccelli selvatici, vivi o morti, specialmente in aree dove è stata segnalata la presenza del virus;
● evitare di nutrire gli animali domestici con carne cruda o frattaglie provenienti da allevamenti non controllati nei periodi di circolazione virale.
Come funziona la sorveglianza in Italia
L’Italia dispone di un sistema di monitoraggio strutturato su due livelli, animale e umano, coordinati nell’ottica della cosiddetta One Health, l’approccio che considera integrate la salute degli animali, delle persone e dell’ambiente.
La sorveglianza animale è affidata ai servizi veterinari, con il coordinamento del Ministero della Salute e il supporto del Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria, ospitato presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe). Le attività comprendono controlli su animali in vita e sorveglianza su casi sospetti o decessi anomali nel pollame e nell’avifauna selvatica.
Quella sull’uomo è coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) attraverso la rete RespiVirNet: una rete di 28 laboratori regionali e medici sentinella che monitora settimanalmente le sindromi influenzali e i principali virus respiratori, ed è oggi in grado di rilevare anche eventuali casi di infezione da virus aviari nella comunità.
Un progetto finanziato dal Ministero della Salute ha rafforzato il raccordo tra i due sistemi, garantendo uno scambio rapido di informazioni tra le istituzioni coinvolte: Iss, IzsVe, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Università di Parma, di Bari e delle Marche, e l’Istituto di Scienze Biomediche della Difesa.
Il quadro europeo
A livello europeo, la situazione è monitorata dalla Commissione Ue insieme all’Ecdc, all’Efsa e al Laboratorio europeo di riferimento per l’influenza aviaria. Esistono protocolli comuni per la gestione dei focolai negli allevamenti e misure coordinate di preparedness in caso di casi umani, con obblighi di notifica e risposta rapida tra gli Stati membri.
Fonte Dica 33








