Avevo già parlato in un mio precedente articolo come in realtà il Long Covid possa essere considerato una sindrome che colpisce diversi distretti ed organi, a volte in maniera preponderante, altre volte in maniera diffusa e sincrona (manifestazioni cliniche contemporanee e persistenti in differenti apparati).
Resta comunque ormai l’evidenza che il Long Covid sia il prolungamento del fenomeno infiammatorio scatenato dal Sars-Cov2, che si manifesta con una endotelite diffusa.
In molti studi è stata evidenziata la presenza persistente a distanza di anni, di frammenti della proteina S1 del Covid19, il che vuol dire che esistono delle cellule “serbatoio” nelle quali il virus o parte di esso continua a replicarsi.
Questa persistente sub-infiammazione cronica (non rilevabile con i comuni markers infiammatori), non colpisce l’endotelio, alterando la circolazione con formazione di microtrombi causati da una alterazione dei fattori del “complemento”, creando un deficit di ossigenazione che causa una conseguente alterazione della funzione mitocondriale endocellulare: i mitocondri hanno bisogno di ossigeno infatti per poter rigenerare il NAD+ e il FAD trasportatori di elettroni.
Quando l’ossigeno scarseggia, il ciclo di Krebs si ferma ed il mitocondrio non può più scaricare gli elettroni prodotti dalla glicolisi del NADH: questi elettroni non più veicolati dal NAD+, vengono “scaricati” direttamente sul piruvato (prodotto finale della glicolisi), che viene trasformato in lattato che non produce nuovo ATP necessario alla contrazione muscolare (questo fenomeno avviene anche durante sforzi fisici intensi nei quali, in deficit appunto di ossigeno, si forma l’acido lattico).
Questo è uno dei motivi per i quali le persone affette da Long Covid hanno molto spesso sintomi riconducibili ad una altra malattia sub-infiammatoria (probabilmente causata da agenti eziologici diversi) che è la ME/CFS conosciuta anche come Sindrome della Stanchezza Cronica, insorta spesso a seguito di infezioni virali.
IL deficit di ATP, causato dalla scarsa ossigenazione dei mitocondri cellulari provocata dall’endotelite (che causa microtrombi diffusi) spiega molto bene perché queste persone (sia i pazienti Long Covid che ME/CFS), vadano incontro, a seguito di sforzi muscolari anche modesti (o a stress emozionali), al fenomeno della PEM (Post-Exertional Malaise, malessere post-sforzo) che coinvolge non solo l’apparato muscolare ma tutto l’organismo anche a livello cerebrale (Brain Fog).
Alla base di tutto esiste uno “stato infiammatorio persistente” (a volte sub-clinico) che anticipa ed esalta il fisiologico fenomeno dell’ “Inflammaging”, meccanismo per il quale l’organismo, con l’invecchiamento del corpo, va incontro ad uno stato infiammatorio ingravescente che stressa ed altera il sistema immunitario, rendendolo sempre meno efficiente.
Questa alterazione dell’immunità può causare fenomeni paradossali di autoimmunità, non essendo più in grado l’organismo di gestire ordinatamente la funzione difensiva.
Gli stessi disordini legati al SNC con la cosiddetta “Brain Fog”, nebbia mentale, con difficoltà di concentrazione, confusione, deficit mnesici, etc, nascono da un persistente stato infiammatorio della microglia (sistema immunitario difensivo del cervello e del midollo spinale) che, attivandosi, causa un deficit di ossigenazione cerebrale.
Se ad esso associamo che il Long Covid spesso è legato ad una alterazione del microbiota intestinale (è probabile che gli enterociti siano tra le cellule serbatoio del coronavirus) e che tale alterazione può causare un minor assorbimento del triptofano (amminoacido essenziale per i neurotrasmettitori), possiamo comprendere come forme depressive conseguenti l’infezione virale, possano essere causate da un alterato re-uptake della serotonina.
Ancora molto c’è da scoprire su questa malattia e sulle sindromi post virali che sempre di più vengono correlate con malattie neurodegenerative come Alzheimer, Parkinson e Sclerosi Multipla.
Per questo la sensibilità da parte dell’Unione Europea nell’indire bandi di concorso per la promozione di sviluppo di collaborazione tra i diversi paesi ai Progetti HORIZON EUROPE «HORIZON-HLTH-2026» per lo studio del Long Covid, rappresenta un passo importante nella comprensione dei meccanismi di questa complessa sindrome.








