Sono passati più di sei anni dal quel drammatico esordio della Pandemia da Covid19 del febbraio 2020 e già allora la macchina dell’emergenza, sia ospedaliera che territoriale, mostrò tutti suoi drammatici limiti, considerando che il Piano Pandemico che esisteva (ed era stato redatto per il rischio aviaria negli anni 2005/6), era rimasto sepolto nei cassetti dell’Istituto Superiore di Sanità e nelle D.G. della Salute Regionali senza essere mai stato né implementato né revisionato.
Nonostante infettivologi ed epidemiologi continuassero ad avvertire dei rischi di una possibile pandemia (si ipotizzava influenzale), tutti fecero “orecchie da mercante”, ritenendo che “tanto a noi non sarebbe mai accaduto”.
Ancora una volta ci troviamo ad affrontare le stesse difficoltà economiche (mancano i soldi per il raggiungimento degli obiettivi minimi che erano fissati in circa 6000 letti in più (tra terapia intensiva e semi-intensiva), ma anche le stesse difficoltà gestionali a livello regionale, con Regioni in grave ritardo (Prov. Autonoma di Bolzano, Valle d’Aosta, Basilicata e Molise) con zero letti in più.
Il piano pandemico 2025-2029 doveva già essere distribuito e reso operativo dalla scorsa estate ma il corposo documento di 300 pagine (a mio avviso una esagerazione) viene rimpallato tra Ministero della Sanità, Regioni e Ministero delle Finanze senza vedere la luce.
Nel frattempo che le “lungaggini italiote” riescano a trovare una soluzione, non c’è traccia, a livello regionale, della formazione specifica in maxiemergenza (pandemia compresa) per il livello territoriale.
I Medici di Medicina Generale, Guardia Medica e Sistema 118, non sono stati coinvolti in nessuna maniera in una formazione specifica che non solo si rende necessaria per la salvaguardia degli operatori, ma consentirebbe un efficace filtro sanitario pre-ospedaliero che ridurrebbe il carico sugli ospedali.
Ancora una volta si predilige il rinforzo delle terapie intensive e semi intensive (non si sa con quale personale medico, vista la carenza di operatori del settore), saltando a piè pari la formazione e la creazione di un efficace filtro sanitario territoriale che dovrebbe essere coordinato dai Distretti.
Dobbiamo constatare, purtroppo, che se dovesse scoppiare una nuova Pandemia (Dio non voglia), assisteremo al “tragico” balletto di rimpalli di responsabilità tra Ministero della Salute e Regioni.
Il Piano Pandemico non può e non deve essere una bibbia di 300 pagine di difficile se non impossibile implementazione per molte Regioni, ma deve contenere linee-guida essenziali (anche se approfondite) e una personalizzazione regionale, che deve essere studiata ed implementata da ciascuna Regione, tenendo conto della disponibilità di Ospedali, strutture recettive per l’emergenza, numero di MMG/Guardia Medica/118 e soprattutto di efficaci piani PEMAF ospedalieri (Piano Emergenza Massiccio Afflusso Feriti, che dovrebbe essere attivato in ogni maxi-emergenza).
Una possibile nuova Pandemia potrebbe essere possibile non tra 50 anni e questa volta nessuno potrà dire “ma non pensavamo, non sapevamo come affrontarla, non eravamo tecnicamente preparati”…
Occorre oltretutto confrontarsi con i Piani Pandemici delle altre nazioni europee perché, come abbiamo visto, una pandemia non conosce confini geografici e la possibilità di “dialogare” efficacemente con i Servizi Sanitari delle altre Nazioni europee, oggi è una assoluta necessità improcrastinabile.
Che aspettiamo?








