Avevamo già accennato a tutta una serie di nuove prospettive terapeutiche, ancora in fase di utilizzo limitato, che mostrano grandi potenzialità per il futuro.
Tra esse ci sono le CAR-T, Linfociti di tipo T, che vengono estratti dal paziente, ingegnerizzati e riprogrammati (tramite l’uso di lentivirus modificati) per combattere oggi antigeni presenti su cellule malate o anomale (oggi principalmente tumori del sangue che esprimono sulla loro superficie cellulare l’antigene CD-19): esse, legandosi all’antigene specifico presente sulla cellula bersaglio, la distruggono.
Ora questa terapia, pur presentando attualmente elevati costi di produzione e effetti collaterali notevoli, di cui parleremo tra poco, presenta una vera innovazione dal punto di vista terapeutico perché non sfrutta formulazioni chimiche chemioterapiche (che comunque oggi sono d’ausilio anche a questa terapia), ma utilizzano in maniera efficace le difese immunitarie autologhe riprogrammate “ad hoc”.
Quali sono le controindicazioni attuali a questa terapia ingegnerizzata?
La vasta proliferazione cellulare stimolata artificialmente con l’immissione delle CAR-T, può aumentare il livello di citotossicità anche per altre cellule sane dell’organismo e stimola la secrezione di fattori come citochine infiammatorie, interleuchine, fattori di crescita che possono rappresentare un pericolo molto concreto.
Non a caso uno degli effetti più pericolosi da tenere sotto controllo è proprio la “cascata citochinica” che va controllata con cortisonici, inibitori della IL-6 (interleuchina-6) ed eventualmente col tocilizumab (anticorpo monoclonale specifico contro la IL-6, usato con discreto successo anche nella cascata citochinica causata dal Covid19).
L’uso delle CAR-T oggi trova estesa applicazione anche nelle malattie autoimmuni quali LES (Lupus Eritematoso Sistemico), colite ulcerosa, artrite reumatoide (https://www.nature.com/articles/d41586-025-03885-w ), le quali favoriscono una autoaggressione da parte del Linfociti B del nostro organismo che, non riconoscendo più la parte sana dell’organismo da quella malata, si mettono ad attaccarla producendo anticorpi dannosi.
L’azione delle CAR-T tende a distruggere proprio i Linfociti B “impazziti” impedendo la progressione della malattia autoimmune.
Quali prospettive nella lotta alle malattie infettive?
Per il momento esse sono state usate sperimentalmente con buoni risultati contro malattie infettive croniche quali HIV, Epatite Virale B (HBV), infezioni fungine quali l’Aspergillosi (da Aspergillus Fumigatus); nel caso specifico dell’HIV l’uso di specifiche CAR-T (derivate da b-NAb e le M10, hanno dimostrato unite ad altre terapie già utilizzate di diminuire sensibilmente sia la carica virale circolante (-67%) sia allungato il tempo di recrudescenza virale in coloro che avevano sospeso la terapia antiretrovirale.
Azione molto efficace analoga si è osservata (per il momento in via sperimentale) in topi affetti da Epatite virale cronica tipo B trattati con specifiche CAR-T (A-14 e S-CAR).
Si tratta sicuramente di una strada promettente che potrà dare nel tempo sorprese importanti anche in altri settori quali quelli della fibrosi d’organo, colpendo i fibroblasti attivati, ma anche nei disturbi legati all’invecchiamento con l’utilizzo di CAR-T “senolitiche” che hanno potuto dimostrare l’eliminazione di cellule senescenti in topi e primati anziani, riducendo le patologie legate all’età, senza effetti collaterali rilevanti.
Nuove strade promettenti ci aspettano nella lotta alle malattie ed il futuro per la cura di molte patologie potrebbe essere più vicino di quanto pensiamo.








