Quando si parla di tossina botulinica, la mente corre subito al mondo estetico. Ma negli ultimi anni questo farmaco è stato studiato anche per un problema molto diverso: l’eiaculazione precoce. Alcuni ricercatori hanno provato a iniettare piccole dosi di botox nel muscolo bulbospongioso, coinvolto nel meccanismo dell’eiaculazione, per vedere se il rilassamento muscolare potesse allungare i tempi.
E qui viene il curioso: due studi recenti, stesso trattamento, hanno portato a risultati opposti. Nel primo, condotto da Shaher e colleghi, i pazienti hanno avuto miglioramenti evidenti. I tempi si sono allungati e la sensazione di controllo era maggiore. In questo caso la tossina era stata distribuita in modo più ampio, con iniezioni guidate da ecografia, così da agire in maniera uniforme sul muscolo.
Nel secondo studio, guidato da Almekaty, i benefici non si sono visti. Gli uomini coinvolti partivano da una situazione più severa, con tempi molto ridotti e poco controllo, e la tecnica di iniezione era più localizzata. Forse proprio per questo il botox non è riuscito a incidere davvero sul problema.
La differenza tra i due risultati sta probabilmente qui: da un lato pazienti meno gravi e una tecnica più accurata, dall’altro casi complessi e un metodo meno diffuso nel muscolo. Una combinazione che spiega perché, con la stessa terapia, l’esito possa cambiare così tanto.
Cosa possiamo concludere? Che il botox non è una bacchetta magica, ma potrebbe aiutare almeno una parte degli uomini con eiaculazione precoce, soprattutto quelli con forme più lievi. Servono però studi più grandi, regole comuni sulla tecnica di iniezione e un’idea chiara su quali pazienti possono trarne davvero beneficio. Solo così si capirà se questa strada ha un futuro.








