Fin dal giugno del 2020 scrivevo della possibilità che il virus Sars-Cov2 potesse avere degli organi o distretti-serbatoio in cui continuare a replicarsi e che le conseguenze di questo “prolungamento” della malattia le avremmo viste sotto forma di analoga alla ME/CFS.
Così è stato ed oggi le entità nosologiche di LongCovid e di ME/CFS sembrano avere lo stesso meccanismo patogenetico ed avere moltissimi punti in comune (compresa la genesi post-virale).
Uno dei problemi finora emersi era come identificare con chiarezza un soggetto Long Covid, perché, come per la ME/CFS, non esisteva uno o più marcatori specifici di malattia e molti medici addirittura si rifiutavano di riconoscere il Long Covid come entità nosologica a sé stante (bollando i pazienti come “esauriti depressi”, ma ciò era avvenuta anche per la Sindrome da Stanchezza Cronica, così come per la Fibromialgia).
Già uno studio della Prof.ssa Viola e coll. del 2023 aveva messo in evidenza come il Covid19 potesse continuare replicarsi all’interno dei monociti stessi (che sarebbero invece deputati alla rimozione dei virus) e come tale riscontro fosse legato alla gravità dell’infezione ( https://www.cell.com/cell-reports-medicine/fulltext/S2666-3791(23)00443-3 ).
Ora il riscontro di frammenti virali presenti nel sangue di malati di Long Covid (già riscontrati in precedenti studi), scoperti da una approfondita ricerca del TGen (Translational Genomics Research Institute) e dall’Istituto Lundquist dell’UCLA (Stati Uniti), pubblicata su Infection, ha identificato con chiarezza una proteina presente in micro vescicole extracellulari (EV) circolanti nel sangue, la Pp1ab, riscontrabile solo nei malati di Long Covid e non in altri pazienti (https://link.springer.com/article/10.1007/s15010-025-02612-x ).
Appare pertanto evidente come questi frammenti proteici possano essere la causa di un persistente stato infiammatorio che causa i sintomi legati al Long Covid.
Ora la domanda che i ricercatori si pongono è la seguente: questa proteina Pp1ab è solo l’espressione di un frammento virale residuo che l’organismo non riesce ad eliminare, oppure è la spia di una replicazione virale nascosta in “organi serbatoio”, come li definii io?
A mio avviso è improbabile che una malattia che dura anni (molti pazienti soffrono da almeno 4 anni di Long Covid) possa essere causata solo da frammenti proteici virali che non riescono ad essere mai eliminati; resta a mio avviso molto più credibile l’ipotesi che il virus continui a replicarsi (infezione cronica) in organi o tessuti serbatoio, magari in forma “abortiva” (ipotesi del virus abortiva condivisa col Dott. Lino Coppolecchia, in cui ipotizzammo che un virus ormai privo di vera forza infettante, fosse comunque capace di continuare a svolgere una azione infiammatoria grazie alla produzione di frammenti proteici).
La ricerca ci dirà quale ipotesi è quella giusta, ma l’aver identificato la presenza di una proteina, possibile marker della Sindrome da Long Covid, è un risultato che attendevamo da tempo per poter indirizzare una ricerca più mirata, ma soprattutto avere la conferma dell’esistenza della Sindrome da Long Covid come vera e propria entità nosologica.








