Secondo una recente ricerca dell’Università di Padova nel terzo millennio mettere al mondo una vita con l’umiliazione dettata dal “Peccato Originale” purtroppo potrebbe esistere ancora nel 40% dei casi.
Cos’è la violenza ostetrica?
La violenza ostetrica si riferisce a una serie di pratiche e comportamenti non etici, abusi e maltrattamenti che le donne possono subire durante la gravidanza, il parto e il post-parto da parte di professionisti sanitari. Non si tratta solo di violenza fisica, ma anche di abuso verbale, umiliazioni, trattamenti invasi vi non necessari o eseguiti senza consenso informato, e la mancanza di rispetto per le decisioni e l’autonomia della donna.
Quali sono le sue forme?
Le manifestazioni della violenza ostetrica possono essere diverse:
* Interventi non necessari: l’uso routinario di pratiche come l’episiotomia (taglio del perineo) o il taglio cesareo, non giustificate da reali necessità mediche.
* Mancanza di consenso informato: esecuzione di procedure senza spiegare alla donna cosa accadrà, perché è necessario e quali sono le alternative, o ignorando il suo rifiuto.
* Abusi verbali e psicologici: commenti umilianti, rimproveri, minacce, o l’uso di un linguaggio che sminuisce la donna o la sua capacità di partorire.
* Negligenza: ritardo nell’assistenza, scarsa comunicazione o mancata risposta alle richieste di aiuto della donna.
* Mancanza di rispetto per la privacy: esposizione del corpo della donna in modo non necessario o l’assenza di un ambiente riservato durante le visite e il parto.
Come viene percepita?
Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbia riconosciuto la violenza ostetrica come una violazione dei diritti umani delle donne, essa rimane spesso invisibile o normalizzata. Molte donne che subiscono questi abusi possono sentirsi in colpa, confuse o isolate, e potrebbero non riconoscere immediatamente il trattamento ricevuto come una forma di violenza. La normalizzazione di alcune pratiche, a volte presentate come “necessarie” per la sicurezza, contribuisce a mantenere questo fenomeno nell’ombra.
Secondo i dati del “Progetto Forties dell’Università di Padova” (2025), in Italia quattro donne su dieci subirebbero maltrattamenti fisici o psicologici nel periodo del parto: si va dalle offese verbali a interventi medici invasivi senza consenso o anestesia.
“Partorirai con dolore”, sono le parole che Dio disse ad Eva nella Genesi. Dolore sì. Umiliazione, anche.
Oggi accanto alla garanzia di standard elevati dal punto di vista medico, è indispensabile un’integrazione con pratiche quotidiane e professionali di umanizzazione: ascolto, informazione chiara, rispetto dei tempi e del consenso, assenza di discriminazioni. Non si tratta di attenzioni accessorie, ma di elementi essenziali per un’assistenza che non si limiti a “far nascere” un bambino, ma accompagni la donna in un momento cruciale della sua vita.








