Social Network e Oversharing: tra bisogno di approvazione e spinte narcisistiche.

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Apparire sui social network sembra essere un desiderio mosso da un bisogno associato all’approvazione sociale, al voler essere accettati e spalleggiati dagli altri. Oggigiorno l’affanno di mostrarsi sulle innumerevoli piattaforme esistenti è molto forte: siamo davvero così felici come dimostriamo sui nostri profili? La domanda nasce dal concetto di “felicità”, forse fittizia, mostrata di continuo. Ora, noi tutti abbiamo ed utilizziamo i social media, per lavoro e/o per diletto; ormai fanno parte della nostra quotidianità, è un dato di fatto. A tutti piace postare una fotografia, un successo, una massima, un panorama. Ma cosa accade se questo “postare” diviene un agìto convulso e compulsivo?

Questo comportamento, noto anche con il termine di oversharing, può derivare da un bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione e può nascondere un senso di insicurezza o il desiderio di proiettare un’immagine perfetta e irrealistica di sé, portando però a una connessione superficiale con gli altri e a una distanza dalla realtà.

Di solito, si tende ad ostentare un po’ troppo sulle piattaforme digitali quando le azioni sono motivate da insicurezza, bisogno di approvazione o narcisismo, portando ad un’immagine di sé falsata, alla ricerca costante di validazione tramite like e commenti, e alla disconnessione dalla realtà e dall’autenticità. Questa esibizione può anche manifestarsi nella necessità di apparire più felici di quanto si sia realmente, creando, così, un contrasto tra l’immagine online e la vita reale.

I segnali di ostentazione eccessiva possono essere diversi e possiamo riconoscerli in:

Ricerca spasmodica di validazione che consiste in un’eccessiva focalizzazione sui “like” e i commenti per sentirsi accettati o migliori degli altri.

Insicurezza ed egocentrismo: postare troppo, soprattutto sui dettagli più intimi o sui successi, può indicare una profonda insicurezza o un bisogno di ammirazione.

Esagerazione della felicità: mostrare un’eccessiva quantità di foto felici può essere proporzionale a un disagio interiore o a un tentativo di celare problemi.

Sminuire gli altri per sentirsi migliori: l’ostentazione di superiorità è spesso accompagnata da un atteggiamento ipercritico verso gli altri, creando un ambiente oppositivo e di insoddisfazione.

Ma perché si ostenta troppo? Sicuramente ciò sottende ad un forte bisogno di mostrarsi e al desiderio di essere accettati socialmente, presentando un’immagine di sé che non sempre corrisponde alla realtà. Ciò porta a sintonizzarsi sempre più debolmente con il vero sé e con le emozioni che si provano realmente arrivando, talvolta, ad illudersi sulle proprie gratificazioni:

In alcuni casi, l’ostentazione può essere un modo per auto-convincersi della propria felicità o successo, modalità che contrasta con la capacità di viverli autenticamente. E’ il caso, ad esempio, di chi esibisce assiduamente la propria vita sentimentale sui social. Sia per i single che per le coppie: siamo sicuri di voler conoscere ogni pensiero, ogni movimento, ogni emozione di qualcuno che posta e riposta spasmodicamente? Direi di No… .

Chi pubblica insistentemente la propria vita (soprattutto quella sentimentale) ha una chiara necessità: il bisogno di “ESSERE VISTO” e riconosciuto che è spesso legato ad una tendenza narcisistica del mostrarsi e mostrare a tutti i costi.

Chi è veramente impegnato ad amarsi e a pensare all’altro non sta lì a fare innumerevoli selfie e postare resoconti intimi della vita di coppia. Le persone felici tendono di più a vivere il momento e goderselo. Chi sta bene con il partner non ha bisogno di convincere nessuno della sua felicità. Spesso i post su Facebook o sugli altri social hanno una motivazione psicologica profonda: vogliono trasmettere una certa immagine di sè: convincendo prima gli altri, convinciamo noi stessi. Le coppie che postano troppe immagini sorridenti, insomma, vorrebbero convincere gli altri della propria felicità, e attraverso gli altri, se stessi.

Di conseguenza, postare in modo superfluo sui social network, in solitaria o in coppia, è spesso indice di irrisolutezza, o autocompiacimento. Vedere tanti like su una foto o su un pensiero condiviso, rafforza la nostra autostima, questo è indubbio, perché vediamo l’apprezzamento e la stima degli altri. Ma far dipendere l’autostima o il proprio senso di autoefficacia dal giudizio altrui è indice di grande indecisione e incertezza. Dall’altro lato, se una coppia parla troppo di sé sui social è spesso per esibire la propria presunta felicità, come se fosse una gara a chi vive meglio.

Tutto questo porta sempre più ad una disconnessione dalla realtà. La tendenza a concentrarsi sull’immagine creata “per” i social, fa perdere di vista il “puro essere” e il valore della propria individualità e autenticità, che diciamolo, sarebbe opportuno, soprattutto di questi tempi, preservare un po’ di più.

Dott.ssa Ilenia Gregorio
Psicologa Sociale iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Campania N. 9622, Psicopedagogista Clinica, Mediatore Familiare Sistemico, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale (Polo Clinico Centro Studi Kairos sede di Napoli dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma). Ha conseguito la Laurea cum Laude a ciclo unico in Scienze Psicopedagogiche presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli discutendo la Tesi in Psicologia Dinamica sui Meccanismi di difesa e le dinamiche psichiche del paziente oncologico. Ha conseguito, inoltre, una seconda Laurea Magistrale in Psicologia Sociale, dei Servizi e delle Organizzazioni approfondendo la Psicologia dei Processi Cognitivi nelle malattie croniche e neurodegenerative con una Tesi sui Disturbi Cognitivi, Affettivi e Comportamentali nella malattia di Parkinson presso l’Università di Roma. Impegnata da anni nel campo della ricerca e del sostegno psicologico e psicopedagogico in oncologia e nelle malattie neurodegenerative inizia nel 2006, la collaborazione in qualità di ricercatrice e supporto alla ricerca con l’INT Fondazione Pascale di Napoli nel Dipartimento di Ginecologia Oncologica e di Psiconcologia che la vede impegnata ancora oggi in Progetti di Ricerca, psico-educazione, sostegno psicologico alle famiglie con patologia oncologica, e psicoterapia occupandosi sia di pazienti pediatrici che di pazienti adulti. Esperta in Infant Observation e Play Therapy, Docente e Formatore ha collaborato con la Lega Italiana Lotta ai Tumori (sezione di Napoli), con la Regione Campania e con enti pubblici e privati in Progetti di educazione Socio-Sanitaria, Counseling psicologico e corsi di formazione regionali. Relatrice in diversi Convegni e Seminari riguardanti tematiche Psicologiche e Pedagogiche è specializzata, inoltre, nel sostegno di famiglie multiproblematiche e devianti avendo lavorato con nuclei familiari a rischio e con forte disagio socio- economico e culturale della II e III Municipalità di Napoli. E’stata ospite in diverse trasmissioni televisive e radiofoniche trattando tematiche psicologiche, pedagogiche e di salute e benessere. Ha lavorato in Progetti nel campo delle disabilità ed ha coadiuvato programmi di Psicologia della Nutrizione ed Educazione Alimentare nelle scuole e in centri privati. Pubblicista e autrice e di Articoli per diverse testate mediche on line è stata impegnata nella S.C. di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Tumori di Napoli in attività connesse all’ Emergenza SARS CoV-2. Attualmente lavora come Psiconcologa presso la U.O.C. di Radioterapia dell’INT di Napoli “Fondazione G. Pascale” con pazienti pediatrici e pazienti adulti in trattamento radioterapico.

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