La Sindrome di Procuste. Quando l’invidia diviene patologica.

Avete mai sentito questa frase? Vi è stata mai detta? “Fa’ attenzione, ci sono persone che, quando vedono che hai idee diverse o che sei più brillante di loro, non ci pensano due volte a metterti sul letto di Procuste”.

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Cosa significa, e chi era Procuste?

La mitologia greca narra che Procuste era un locandiere famoso per la sua indole di torturatore, che non tollerava chi era diverso o migliore di lui. Gestiva una taverna fra le colline dell’Attica. Lì, offriva alloggio ai viandanti. Procuste possedeva un letto dove invitava tutti i viaggiatori a passare la notte. Durante la notte, quando i malcapitati dormivano, ne approfittava per imbavagliarli e legarli. Se la vittima era più alta e piedi, mani e testa le sporgevano dal letto, procedeva a tagliarli. Se la persona era più bassa, la stirava, rompendole le ossa per far quadrare le misure. Questo personaggio oscuro perpetrò le sue azioni macabre per anni, finché giunse un uomo: Teseo. Si narra che, quando Teseo scoprì ciò che quel sadico faceva di notte, decise di sottoporre Procuste allo stesso supplizio che imponeva a tutte le sue vittime. Da allora, si è diffuso un avvertimento a titolo di proverbio che si legge ad apertura di questo articolo: “Attenzione a non essere carismatico, diverso o brillante altrimenti andrai a finire sul letto di Procuste”.

Sebbene la Sindrome di Procuste non sia presente in nessun manuale diagnostico, ricalca alla perfezione ciò che gli psicologi riconoscono come “competitività negativa” basata sul sentimento di un’invidia morbosa ed anomala. “Rispetto ad un’invidia cosiddetta “sana”, caratterizzata cioè dal riconoscere le qualità altrui senza cercare di sminuirle e dal tentativo di mettere in atto le strategie adeguate per migliorare la propria posizione lavorativa e sociale, l’invidia patologica è caratterizzata da un profondo senso di disprezzo e spesso può portare al tentativo di ostacolare il successo dell’altro anche attraverso mezzi sleali”.

La Sindrome di Procuste può essere considerata, quindi, una particolare patologia mentale che porta le persone che ne soffrono a provare un profondo astio e un forte senso di frustrazione verso chi dimostra capacità e talento, e riesce a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato”. E’una patologia abbastanza dannosa e grave e fa riferimento a tutte quelle persone che sminuiscono chi li supera per talento, capacità e carisma. Cosa ancora peggiore, non si fanno scrupoli a discriminarli o persino a tormentarli. E non è necessario che le persone vittime di questa invidia ricoprano un ruolo di spicco o apicale, anzi, chi soffre di questa Sindrome spesso e volentieri mette in atto una serie di strategie manipolatorie al fine di tenere in posizione di “low profile” la persona indicata come bersaglio di invidia; questo può verificarsi in ambito amicale, di studio e nell’ambiente di lavoro.

Tendenzialmente chi soffre di questo disturbo ha all’ apparenza un’autostima spropositata che non coincide con l’idea deficitaria delle proprie capacità, tutto ciò associato a personalità frustrata che diviene, a sua volta “frustrante” nel momento in cui incontra la persona/personalità a cui vorrebbe somigliare. Ci troviamo di fronte ad una sorta di meccanismo di identificazione perverso che sfocia in comportamenti e in agiti persecutori ciclici nei confronti dell’invidiata/o.

Specifichiamo che la funzione evolutiva dell’invidia riguarda l’attivazione della motivazione ad assumere e perseguire comportamenti orientati a migliorare la propria posizione nella gerarchia sociale, oppure a modificare la matrice distributiva delle risorse disponibili. Tuttavia, si associa frequentemente a stati come ansia, depressione, rabbia, vergogna e risentimento e può generare comportamenti deleteri per le relazioni amicali, familiari e con i colleghi di lavoro, con il rischio di danneggiare il proprio funzionamento sociale e lavorativo.

In letteratura troviamo distinzioni tra invidia maligna, benigna, depressiva o ostile. Se l’invidia benigna è paragonabile all’ammirazione e spinge ad un miglioramento della nostra performance, quella maligna diminuisce la motivazione a migliorarsi. In quella depressiva, il confronto con gli altri ci fa sperimentare emozioni come tristezza e abbattimento; in quella ostile invece si rilevano rabbia e animosità orientate allo scopo di rovinare l’altro e desiderarne il fallimento, criticandolo, screditandolo o sminuendo l’importanza dell’obiettivo da lui raggiunto e/o del suo operato. Può anche essere presente un aspetto di piacere che deriva dal fallimento delle persone oggetto d’invidia. L’ invidia, quindi, è un’emozione universale che si trova in ogni gruppo sociale e che ha una sua funzione evolutiva ed adattiva. Non può, e non deve, pertanto essere eliminata (quando non assume caratteristiche patologiche). Tuttavia, è possibile lavorare al fine di ridurre gli effetti disfunzionali che può produrre.

Le persone con Sindrome di Procuste – e quindi orientate da e ad un tipo di invidia patologica-, hanno un’aggressività celata (e talvolta anche mal-celata), sono manipolatori psicologici, per cui all’interno di un contesto lavorativo se è presente una persona efficiente, creativa, solerte e in grado di superarli in più di un aspetto, non esitano ad escogitare diversi stratagemmi e vili sotterfugi per annullarla e umiliarla, così come sono pronti a screditare e perseguitare la propria “vittima” in ambito amicale o anche familiare. Vivono in perenne difesa e pronti ad attaccare, tentando di imporre il loro punto di vista e giudicando sempre negativamente quello che fanno gli altri; sono in perenne stato di frustrazione, scarso senso di controllo e di autocontrollo da un lato e spasmodica necessità di etero controllo dall’ altro, hanno (in realtà) un’ autostima molto bassa mascherata da un tipo di personalità ambiziosa ed intraprendente, per lo più temono il cambiamento (che implicherebbe uscire dalla propria zona comfort), traggono conclusioni irrazionali ed il loro livello di competitività ha un unico obiettivo: eccellere rispetto agli altri con qualsiasi mezzo utilizzando spesso e volentieri tecniche subdole ed ambigue. La “competitività negativa” supera di gran lunga la semplice competizione. Quando si trasforma in attacco, quando qualcuno ci boicotta costantemente per umiliarci o invalidare il nostro operato, è necessario prendere l’iniziativa e allontanarsi da quella situazione ponendo fine alla dinamica perversa e disfunzionale. Occorre ricordare anche che, nonostante la nostra quotidianità brulichi di miti di Procuste (spesso senza saperlo), in nessun caso dobbiamo piegarci ad essi. Siamo nati tutti per eccellere in qualcosa, per credere in noi stessi, rafforziamo tale abilità e troviamo il contesto più adeguato per approfittare al meglio delle opportunità.

Non è sempre facile riconoscere una persona che prova questo tipo di invidia, intrisa di intolleranza e di competitività negativa. Ma ci sono dei segnali e delle caratteristiche che possono aiutarci ad individuarli. Le persone che soffrono della sindrome di Procuste hanno una forte tendenza a disprezzare chi le circonda, amici, compagni di scuola, colleghi, e a non riconoscere le loro qualità. Ciò avviene perché avendo una deficitaria percezione del proprio senso di autoefficacia, temono il confronto con gli altri e dunque cercano di mettere in atto dei comportamenti che possono recare danno a chi, a loro avviso, può metterli a disagio o “rendere visibile” la vera natura del “Procuste” in questione.

Anche se può essere spiazzante essere attaccati così, non bisogna farsi sopraffare ed è importante reagire. Una volta che si è capito di essere di fronte ad una persona con queste caratteristiche, è necessario tutelarsi. In che modo? Costruendo una rete all’interno del gruppo amicale, di lavoro o di studio, confrontarsi con gli altri in modo da impedire che questa persona abbia la possibilità di danneggiare ulteriormente. Potrebbe essere utile provare a parlarle con chiarezza, ma senza mai farsi carico dei suoi problemi, in quanto questo deve essere fatto nelle sedi opportune e da parte di professionisti che hanno gli strumenti adeguati per farlo. Dietro questo tipo di comportamento, seppur perfido e calcolatore, ricordiamocelo, si nasconde una personalità fragile e insicura, quindi se è il caso si può provare a suggerirle di farsi aiutare, mantenendo tuttavia la distanza adeguata e senza mai subire le conseguenze del suo comportamento.

Psicologa abilitata presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Iscritta all' Ordine degli Psicologi della Campania n. 9622, Pedagogista Clinica e Mediatore Familiare Sistemico-Relazionale, ha conseguito la Laurea cum Laude in Scienze Psicopedagogiche all’ Università Suor Orsola Benincasa di Napoli discutendo la Tesi in Psicologia Dinamica sui Meccanismi di difesa e le dinamiche psichiche del paziente oncologico, dopo aver svolto un tirocinio accademico pre-lauream presso il Dipartimento di Psicologia Oncologica dell’ INT G. Pascale di Napoli. Ha conseguito, inoltre, una seconda Laurea Magistrale in Psicologia Sociale, dei Servizi e delle Organizzazioni approfondendo la Psicologia dei Processi Cognitivi nelle malattie croniche e neurodegenerative con una Tesi sui Disturbi Cognitivi, Affettivi e Comportamentali nella malattia di Parkinson presso l’Università di Roma. Ha svolto un ulteriore tirocinio professionalizzante post Lauream presso la Sede di Napoli dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia (RM) “Polo Clinico Centro Studi Kairos” dove è attualmente in formazione come Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale. Specializzata in Mediazione Familiare e Consulenza di Coppia ad orientamento Sistemico presso L’ Istituto di Medicina e Psicologia Sistemica di Napoli (IMEPS), inizia nel 2006, la collaborazione in qualità di ricercatrice con l’INT Fondazione Pascale di Napoli che la vede impegnata in Progetti di Ricerca, Educazione e consulenza Socio-Sanitaria nel campo della familiarità dei tumori femminili (Dipartimento di Ginecologia Oncologica). Continua la sua attività di ricerca ed assistenza in ambito psicopedagogico e clinico attraverso interventi di Infant Clinical Observation, Ludoterapia e Supporto alle famiglie, occupandosi dal 2008 di problemi psico-educativi in età evolutiva di bambini figli di pazienti oncologici presso il Servizio Ludoteca (Ambulatorio Famiglia) dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli (Dipartimento di Psiconcologia Clinica). Nel 2015 si perfeziona in ambito Psiconcologico attraverso il Corso di Alta Formazione in Psico-Oncologia dal titolo “La Psicologia incontra l’Oncologia” patrocinato dalla SIPO: Società Italiana di Psiconcologia. Docente e Formatore ha collaborato con la Lega Italiana Lotta ai Tumori- sezione di Napoli- a Progetti di Educazione Socio-Sanitaria e, con la Regione Campania, in Corsi di Formazione Regionali. Relatrice di Convegni e Seminari riguardanti tematiche Psicologiche e Pedagogiche è specializzata, inoltre, nel sostegno di famiglie multiproblematiche e devianti avendo lavorato con nuclei familiari a rischio e con forte disagio socio- economico e culturale della II e III Municipalità di Napoli. Ha lavorato, inoltre, in Progetti nel campo delle disabilità dal 2001 al 2010 (Sindrome di Down e Tetraparesi Spastica). Dal 2008 al 2019 ha esercitato la professione di Mediatore Familiare in autonomia e, su richiesta, in collaborazione con Studi giuridici matrimonialisti. Ha collaborato presso il Centro Nutrizione&Benessere della Dott.ssa Silvana Di Martino sito in Casoria in programmi di Psicologia della Nutrizione, Educazione Alimentare, Formazione e gestione di spazi di Mediazione Familiare Sistemica. Autrice di Articoli sul quotidiano medico on line #TAGMEDICINA, è stata impegnata nella S.C. di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Tumori di Napoli in attività connesse all’ Emergenza SARS CoV-2 da Maggio 2020 a Febbraio 2022. Attualmente lavora con pazienti pediatrici e pazienti adulti in trattamento radioterapico presso la U.O.C. di Radioterapia dell’ INT di Napoli “Fondazione G. Pascale” in qualità di Psicologa.

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