Covid-19, con vaccini a mRna immunità persistente che potrebbe durare anni. Che cosa dicono gli studi

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La vaccinazione anti-Covid con prodotti scudo a mRna, come Pfizer/Biontech e Moderna, sembra in grado di sviluppare un’immunità particolarmente robusta e duratura. È quanto emerge da due studi che dimostrerebbero che la maggior parte delle persone immunizzate con i vaccini a Rna messaggero potrebbe non avere bisogno di richiami, almeno fino a quando il virus e le sue varianti non dovessero mutare radicalmente dalle forme attuali.

Nel primo studio, pubblicato su Nature, gli immunologi della Washington University di Saint Louis hanno verificato che cosa fosse successo agli anticorpi di 77 persone che avevano avuto un Covid 4 mesi prima, e hanno constatato un loro lento declino. Ma hanno anche visto che, dopo 11 mesi, era comunque presente una piccola quantità di questi anticorpi, che rimaneva stabile nel tempo. E quindi, come evidenziato anche da scienziati italiani, come l’immunologo Mario Clerici, «non è detto che serviranno richiami del vaccino Covid ogni anno». Gli autori dello studio, che è rimbalzato sulla stampa internazionale, hanno esaminato le risposte delle cellule B specifiche per l’antigene sia nel sangue periferico che nei linfonodi drenanti di 14 persone vaccinate con due dosi di Pfizer. Quello che è stato scoperto è che la risposta che si genera appare essere persistente. È come se la vaccinazione ci dotasse di “fabbriche” di plasmacellule e cellule B durature.
Il secondo studio, condotto dai ricercatori della Rockfeller University di New York, e per ora pubblicato sul sito BioRXiv in attesa di revisione, ha controllato la maturazione, nel tempo, delle stesse cellule B di 63 ex malati, 26 dei quali vaccinati con una dose di vaccino a mRna. In questi ultimi gli anticorpi neutralizzanti sono rimasti stabili per 6-12 mesi, a riprova di una risposta che gli autori hanno definito impressionante, 50 volte più elevata rispetto a quella di chi non è stato vaccinato (ma ha comunque contratto la malattia). Tutto ciò autorizza a ritenere che, per chi è stato malato, una vaccinazione sia più che sufficiente probabilmente a garantire un’immunità permanente. Chi invece ha solo l’immunità indotta dal vaccino potrebbe aver bisogno di un richiamo sia per stimolare le cellule B ulteriormente, sia contro le varianti, perché le cellule B prodotte in risposta alla vaccinazione reagiscono solo contro la proteina S e non contro molte e diverse proteine, come accade in chi incontra l’intero virus.

Buone notizie anche sul fronte della vaccinazione eterologa. Uno studio spagnolo pubblicato da The Lancet conferma che l’utilizzo di due diversi vaccini, provoca una maggiore risposta immunitaria. Dallo studio è emerso che su un campione di persone che hanno ricevuto vaccinazione eterologa e che si sono sottoposte al test, il 100% dei partecipanti avrebbe sviluppato anticorpi neutralizzanti del Covid in 14 giorni. Si consideri che lo studio ha interessato ben 676 persone di età compresa tra i 18 e i 60 anni. Secondo Lancet l’approvazione della vaccinazione eterologa sarà una opportunità per garantire programmi di vaccinazione più flessibili, che sono di particolare importanza nei Paesi che hanno minori possibilità di accesso alle dosi e nei paesi dove vaccini differenti potrebbero essere disponibili in tempi differenti. Aldilà dell’efficacia, gli studiosi hanno posto anche l’attenzione sulla sicurezza di questa tecnica e anche quest’ultima sembra essere confermata. Il Lancet, però, sottolinea che non vi siano dati sufficienti per parlare già di una risposta immunitaria più efficiente. Infatti, lo studio non è stato paragonato con altri studi di vaccinazioni omologhe su un numero di pazienti random. 114 persone che hanno preso parte allo studio, inoltre, hanno avuto reazioni più avverse rispetto a chi ha ricevuto una vaccinazione omologa. Sono, dunque, necessari ulteriori approfondimenti sulla vaccinazione eterologa, ma questo rappresenta già un buon punto di partenza.

Fonte Doctor 33

 

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