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La gestione aggressiva della pressione sanguigna, ovvero il posizionamento del valore target della pressione sistolica a meno di 120 mmHg, riduce drasticamente il rischio di malattie cardiache, ictus e morte per queste patologie e per tutte le cause, rispetto all’abbassamento della pressione sanguigna sistolica a meno di 140 mmHg. Sono le conclusioni di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, e diretto da Jackson Wright Jr. e Mahboob Rahman, dell’University Hospitals Cleveland Medical Center e della Case Western Reserve University School of Medicine.
I ricercatori hanno coordinato una delle cinque reti di centri clinici (CCN) in tutto il paese selezionate per condurre lo studio SPRINT, che aveva reclutato più di 9.300 partecipanti di almeno 50 anni con pressione sistolica da 130 a 180 mmHg e presentavano un rischio aumentato di malattie cardiovascolari. L’esito primario di SPRINT consisteva nel minor rischio di avere un composito di diversi tipi di malattie cardiovascolari legate alla pressione sanguigna, tra cui attacco di cuore, sindrome coronarica acuta che non provocava infarto, ictus, insufficienza cardiaca acuta o morte per malattie cardiovascolari. Lo studio SPRINT è stato interrotto quando sono stati presentati nel 2015 dati che mostravano che il trattamento per la pressione sanguigna con target inferiore a 120 mmHg aveva ridotto il tasso di una malattia cardiovascolare composita del 25% e il tasso di decesso per tutte le cause del 27%, per cui non ha avuto più senso continuare a randomizzare i pazienti a raggiungere il target di 120 o 140 mmHg. Gli esperti hanno comunque continuato a raccogliere dati fino a luglio 2016, e nello studio attuale confermano i risultati ottenuti. Dal punto di vista della sicurezza, i ricercatori hanno visto che eventi avversi gravi, tra cui i ricoveri in generale, nonché i ricoveri e le visite al pronto soccorso per specifiche condizioni cardiovascolari, potrebbero essere correlati a un trattamento più intensivo della pressione sanguigna con farmaci. Il documento riferisce che gli eventi avversi gravi complessivamente non differiscono, ma che ci sono stati più casi di alcuni problemi particolari nel gruppo con target pressorio inferiore a 120 mmHg, tra cui bassa pressione sanguigna, svenimento e lesioni acute ai reni, che generalmente si sono risolti entro un anno. Le cadute che portano a lesioni non hanno invece mostrato differenze significative tra i gruppi.
NEJM 2021. Doi: 10.1056/NEJMoa1901281
http://doi.org/10.1056/NEJMoa1901281








