Nessuno si salva da solo. Nazioni “Covid free” VS Continenti “Covid risky”

La tempesta smaschera la vulnerabilità di tutti e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità.

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Una tempesta inaspettata e furiosa, si è abbattuta sulla barca dell’umanità: il Coronavirus.
Dunque, è arrivato il momento di scegliere, cosa conta e cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è.
La tempesta smaschera la vulnerabilità di tutti e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità.
La scommessa più importante, da portare a termine da parte dei Governi è ad oggi, quella di permettere ad ogni Individuo vivente, pur abitante nei Paesi più poveri e con ridotte strutture sanitarie, di adire alle risorse mediche, per contrastare la pandemia da Covid-19.

La posta in gioco è altissima, poiché riguarda non solo la corretta allocazione delle risorse economiche, la pari dignità umana, i diritti dei popoli e delle nazioni, ma anche il porre in essere, a livello globale di una campagna efficiente e risolutiva, contro la Pandemia.
Ad ascoltare i richiami accorati dell’ONU e dell’OMS, non esisteranno Paesi, zone, aree, isole “Covid-free” – al sicuro da successive ondate, o code pandemiche – finché vi saranno regioni, o Continenti “ Covid-risky”. Dunque, se l’obiettivo di caccia è unico e comune a tutti, la preda purtroppo, risulta camaleontica e difficile da abbattere; per questo, le maggiori Autorità politiche e religiose sono concordi nell’assumere una posizione il più possibile realistica e ragionevole.

Le strade da percorrere sono molteplici e diversificate, gli investimenti comparabili, senza trascurare opportunità e diversificazioni legate a situazioni differenti, tra Paesi ricchi e sanitariamente ben organizzati e Paesi poveri, con scarsità di strutture e personale medico- infermieristico. Per combattere la Pandemia, puntare tutto, o quasi su un unico approccio – per lo più “Occidentale-centrico” – potrebbe risultare una mossa falsa, poiché si potrebbero incontrare ostacoli difficilmente superabili, in tempo utile.
Malgrado gli accorati richiami dell’OMS alla “vaccinazione di massa”, la stessa sta incontrando difficoltà, in Italia ed altri Paesi occidentali, a causa della reperibilità, della disponibilità delle dosi dei vaccini, ai dubbi sugli effetti degli stessi, alla pachidermica macchina organizzativa.

Queste negatività e ritardi sono ancora più visibili in quelle nazioni con potere economico-contrattuale, capacità logistica -strutture e personale sanitario maggiormente inadeguati. Il vaccino è maggiormente “delicato” e complesso da produrre, commercializzare, distribuire, conservare e somministrare rispetto ad altri farmaci, la cui caratteristiche chimico-fisiche li rendono più “robusti” e utilizzabili anche in condizioni non ottimali. Inoltre, se è vero che il prezzo di alcuni tipi di vaccino anti- Covid è molto ridotto e addirittura inferiore a quello di determinati farmaci, i costi materiali, strutturali e di personale per la sua distribuzione e inoculazione sono più impegnativi.

Numeri e dati risultanti dalla somministrazione dei vaccini nel mondo, analizzati dall’Economista Max Roser, del ‘Global Change Data Lab’ insieme ai ricercatori del ‘Programma sullo sviluppo globale’ (Università di Oxford), sono inesorabili. A metà aprile ancora nessun vaccino è pubblicamente distribuito alle popolazioni di 8 Stati africani, uno latinoamericano e uno asiatico, senza considerare varie isole pacifiche. Specie in Africa, poi, anche dove la somministrazione è cominciata, questa è solo simbolica. Si tratta di Paesi tra i più poveri e con scarse risorse sanitarie.
Per contro, negli Stati europei, americani e oceanici e nelle nazioni asiatiche più sviluppate, la profilassi vaccinale è già accessibile a tutti, o quasi i gruppi di soggetti vulnerabili e ad altre categorie di cittadini. Quanto alla percentuale di vaccinati, in Gabon, Guinea, Namibia, Tunisia e Zimbabwe meno dello 0,3-0,5% della popolazione è stata sinora immunizzata, a fronte del 58,7% degli israeliani che hanno già ricevuto una vaccinazione completa, del 33,8% dei cileni, del 29,3% degli statunitensi, del 20,1% degli inglesi e del 9,2% degli italiani. La velocità di crescita del numero di inoculati rivela che il divario nelle disponibilità tra Paesi poveri e ricchi non mostra una inversione di tendenza: in tre mesi e mezzo, l’incremento nel numero di dosi somministrate ogni 100 abitanti è stato di oltre 70 negli Stati Uniti e nel Regno Unito, superiore a 30 in Canada, Francia, Spagna e Italia e di circa 15 in Cina, Russia e Brasile. Nei Paesi africani che stanno “attivamente” vaccinando, l’incremento è del 0,5-3% rispetto all’inizio della campagna di immunizzazione.

Vaccini per la profilassi e farmaci per la terapia del Covid: non gli uni senza gli altri. Tantomeno gli uni contrapposti agli altri. E questo è ancor più importante per un accesso davvero globale – per tutti i popoli – al contrasto della pandemia. Si è osservato uno sbilanciamento degli studi (in particolare quelli clinici) a favore dei vaccini, dopo un iniziale maggior impegno della ricerca sul fronte degli antivirali e dei farmaci per la prevenzione precoce dell’insorgenza delle complicanze gravi della infezione. È auspicabile che questo divario venga colmato rapidamente a favore di tutti, in modo particolare delle regioni più povere e prive di assistenza sanitaria sviluppata. Se l’approccio profilattico vaccinale non dovesse risultare sufficientemente tempestivo e determinante per contenere la Pandemia anche in questi Paesi, tuttavia non può e non deve venir meno una terapia accessibile a tutti i loro abitanti, per diminuire il pesante impatto del Covid-19 sulle condizioni di vita.
È dunque lapalissiano il concetto che di noi e tra noi, nessuno si salverà da solo.

FONTI:
-gatesfoundation.org
-ansa.it
-huffingtonpost.it
-blw.admin.ch
-onuitalia.com
-ourworldindata.org
-github.com

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Maddalena Matilde Magda Della Serra
E' stata Docente di Lettere Antiche presso i Licei di Roma, Assistente di “Paleografia e Diplomatica” presso l’Universita’, Revisore di articoli giuridici ed esegesi delle fonti del diritto presso l’Enciclopedia Giuridica Treccani. Ha perfezionato gli studi con Master e Corsi. Attualmente in Quiescenza, nello Stato si dedica alla libera passione per il Giornalismo e per la Scrittura Creativa

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