Covid-19, indicazioni per prevenire le varianti inglese e sudafricana. Ecco le misure

"Verificare la presenza di link epidemiologico: le persone con un collegamento epidemiologico a casi con diagnosi di Covid Vui 202012/01 (variante inglese) o di Covid 501.V2 (variante sudafricana) o con una storia di viaggio in aree in cui sia nota la presenza delle nuove varianti virali, devono essere immediatamente identificate per testare e isolare i contatti esposti"

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Il ministero della Salute ha predisposto una circolare per arginare i rischi della diffusione delle varianti inglese e sudafricana di Covid-19, causa di un aumento dei contagi in diversi Paesi. La circolare elenca le misure di prevenzione per i viaggiatori e sorveglianza di laboratorio. Il ministero chiede un “rafforzamento delle attività di identificazione dei casi e dei contatti” attraverso i dipartimenti di prevenzione delle Asl, medici di famiglia e pediatri di libera scelta. “Verificare la presenza di link epidemiologico: le persone con un collegamento epidemiologico a casi con diagnosi di Covid Vui 202012/01 (variante inglese) o di Covid 501.V2 (variante sudafricana) o con una storia di viaggio in aree in cui sia nota la presenza delle nuove varianti virali, devono essere immediatamente identificate per testare e isolare i contatti esposti”, sottolinea la circolare.

Inoltre, occorre “effettuare sorveglianza attiva dei viaggiatori provenienti dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord in quarantena, a prescindere dall’esito del test effettuato all’arrivo; eseguire test diagnostico molecolare al termine della quarantena. Tale misura va estesa anche a tutti i viaggiatori provenienti da paesi in cui sia nota la presenza delle nuove varianti virali”.

Il ministero avverte che sulla variante inglese “non sono stati riportati ad oggi un peggior andamento clinico, una mortalità più elevata o gruppi di popolazione particolarmente colpiti. Al momento non sono disponibili informazioni sull’eventuale aumento della frequenza di reinfezioni associate alla variante o sull’impatto sui programmi di vaccinazione in corso. Le analisi preliminari condotte nel Regno Unito, tuttavia – evidenzia la circolare firmata dal direttore generale della Prevenzione, Gianni Rezza – suggeriscono che questa variante sia significativamente più trasmissibile rispetto alle precedenti varianti, ma finora non è stata identificata una maggiore gravità dell’infezione. I casi affetti dalla variante virale sono nella maggior parte identificati in persone di età minore di 60 anni. I modelli matematici mostrano un’associazione fra maggiore incidenza e presenza della variante”.
Per la variante sudafricana “risultati preliminari indicano che questa sia associata a una carica virale più elevata e ad una maggiore trasmissibilità, ma non ci sono prove che l’infezione sia associata a maggiore gravità della malattia”, precisa la circolare.

(Fonte Doctor 33)

 

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