La composizione del microbioma intestinale può modificare il decorso della malattia COVID-19

«Dato che l'intestino è il più grande organo immunologico del corpo e si sa che i suoi microbi residenti influenzano la risposta immunitaria, abbiamo cercato di capire se il microbioma potesse influenzare anche la risposta all'infezione da coronavirus»

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La varietà e il volume dei batteri intestinali, noti come microbioma, possono influenzare la gravità del COVID-19 e l’entità della risposta del sistema immunitario all’infezione. È quanto conclude uno studio appena pubblicato online sulla rivista Gut, primo autore Yun Kit Yeoh del Dipartimento di Microbiologia all’Università cinese di Hong Kong, da cui emerge che gli squilibri nella composizione del microbioma possono anche favorire la persistenza di uno stato infiammatorio di lunga durata dopo l’infezione acuta. «Dato che l’intestino è il più grande organo immunologico del corpo e si sa che i suoi microbi residenti influenzano la risposta immunitaria, abbiamo cercato di capire se il microbioma potesse influenzare anche la risposta all’infezione da coronavirus» scrivono i ricercatori, che hanno analizzato le cartelle cliniche nonché i campioni di sangue e feci di 100 pazienti ricoverati con infezione da SARS-CoV-2 confermata in laboratorio tra febbraio e maggio 2020, confrontando i dati con quelli di 78 persone non infette che avevano partecipato a uno studio sul microbioma prima della pandemia. E i risultati parlano chiaro: dall’analisi dei campioni di feci emerge che la composizione del microbioma intestinale differiva in modo significativo tra i pazienti con e senza COVID-19, indipendentemente dal fatto che fossero stati trattati con farmaci, antibiotici compresi. In particolare, rispetto ai non infetti i pazienti COVID avevano maggiori quantità di Ruminococcus gnavus, Ruminococcus torques e Bacteroides, a fronte di una riduzione dei ceppi in grado di influenzare la risposta immunitaria, come Bifidobacterium adolescentis, Faecalibacterium prausnitzii ed Eubacterium rectale. Allo stesso modo l’analisi dei campioni di sangue mostrava che lo squilibrio microbico riscontrato nei pazienti COVID era anche strettamente correlato con elevati livelli di citochine infiammatorie, proteina C reattiva e alcuni enzimi. «Ciò suggerisce che il microbioma intestinale potrebbe influenzare sia la risposta del sistema immunitario all’infezione da COVID-19 sia la gravità e l’esito della malattia» concludono i ricercatori.

Gut 2020. Doi: 10.1136/gutjnl-2020-323020

 

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